Coesione sociale

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Uno dei paradossi che accompagnano la nostra società è costituito dal senso di vuoto che ci coglie al momento del distacco dall’attività lavorativa una volta raggiunta l’agognata pensione.
Si passa la vita a pensare con sollievo al giorno in cui si interromperà la routine alienante dell’attività lavorativa, per poter finalmente disporre del proprio tempo e poi, quando si arriva al momento, scatta quel perverso meccanismo che ci fa sedere immalinconiti a guardare la televisione dove altri, e non noi, fanno viaggi o pescano sulle rive di fiumi stupendi.
La verità è che a fronte del prolungamento della vita media, il sistema sociale non è in grado di offrire sufficienti opportunità di “invecchiare bene” ad un numero sempre maggiore di persone che hanno trascorso la maggior parte della loro esistenza condizionate dai ritmi dettati dalla Produzione.
Certo in questa analisi sommaria non possiamo ignorare l’enorme ruolo svolto dal volontariato che ancora una volta interviene a supplenza delle carenze pubbliche. Tuttavia, davanti alla enorme mole di lavoro svolto, non si può non constatare uno sforzo non coordinato e non organizzato che disperde la propria offerta in mille rivoli parcellizzati.
E noi dello SPI CGIL…
Lo SPI Lombardia ha da tempo compreso il valore sociale di queste problematiche e, a fianco delle tradizionali attività, la tutela individuale e la tutela collettiva, ha posto la promozione dei diritti non primari, ma fondamentali per l’inclusione sociale. Si tratta concretamente di sviluppare azioni che puntino al diritto alla socializzazione, alla cultura, allo svago, e più in generale alla coesione sociale. La dimensione relazionale e sociale, che troppo spesso viene a sfilacciarsi e a morire con l’avanzare dell’età e la conseguente diminuzione di autonomia, è infatti elemento necessario e imprescindibile per una vita attiva e piena.
E’ in questa logica che, a partire da un’intuizione nata nel marzo 2000, si è dato vita all’Area Benessere, uno spazio strutturato per rispondere a quella fascia di pensionati da cui viene la richiesta di momenti di socialità, basati sulla conoscenza, il gioco, lo studio e sul sentirsi nuovamente utili.
Questa area, che fin dall’inizio è stata vissuta come “progetto politico”, si è sviluppata operativamente a partire dall’esperienza dei Giochi della Liberetà nel 1995, cui si sono aggiunti nel tempo i viaggi organizzati, le gite di un giorno e la concreta possibilità di offrire una proposta per ogni occasione in cui le comunità si vengono a trovare, dall’anniversario di fondazione di un centro anziani alla festa del tesseramento di una Lega SPI, arrivando a coinvolgere una platea molto ampia di persone.
Il cammino verso la coesione sociale ha quindi portato lo Spi Lombardia a misurarsi con nuovi obiettivi calandosi sempre più nel tessuto sociale ed è così che, a partire dal 2009, ha dato vita al cosiddetto “Progetto di coesione sociale”, che mira a mettere in rete tutte le realtà inerenti al mondo degli anziani che operano in aree omogenee.
Il primo “progetto pilota” di questo tipo ha preso le mosse dallo Spi di Varese, ed in particolare  dalla Lega di Besozzo, dove un volontario, con il ruolo di coordinatore, a partire dalla stipula di accordi con i Comuni, i centri anziani e le RSA, ha organizzato eventi nel filone dei Giochi di Liberetà. Il successo di questa attività è testimoniata dal fatto che, già nel 2010, il numero di Comuni e centri anziani aderenti al progetto sia raddoppiato.
Nel 2010 i progetti si sono estesi alle province di Mantova, Lodi e Bergamo facendo un ulteriore passo in avanti: coinvolgere non solo gli anziani sia attivi che non come gli ospiti delle case di riposo, ma anche soggetti particolarmente “deboli” come le persone diversamente abili.

Il PROGETTO
Creazione di una rete di attività ludico/culturali per ottimizzare e potenziare la socializzazione e ridare valore al proprio tempo, sia come soggetti attivi che come soggetti deboli  quali ospiti case di riposo, persone diversamente abili, anziani residenti in casa ma non più completamente autosufficienti, ecc…
L’obiettivo: dalla coesione sociale all’inclusione sociale
L’obiettivo primario che ci siamo posti, alla luce di quanto finora attuato, è quello di sviluppare ulteriormente le attività di coesione sociale, radicando ancora più compiutamente la presenza dell’Area Benessere sul territorio come attività politica dello Spi Lombardia. Lo Spi  diventa così soggetto riconoscibile e interlocutore credibile nell’ambito della socializzazione e del rapporto con case di riposo, centri anziani, associazioni disabili e non solo.
Questo obiettivo, che possiamo chiamare Inclusione Sociale, mira a coprire spazi non ancora presidiati, senza mai porsi in modo competitivo con chi già opera in questo settore, come  Auser o Centri Anziani, ma anzi mettendo anche a loro disposizione quel grande valore aggiunto che oggi è costituito dall’organizzazione SPI.
I destinatari
I destinatari del progetto sono di diversa natura:
i pensionati iscritti allo Spi che, volendo investire il proprio tempo libero dal lavoro, grazie a questo progetto, trovano un’occasione in più per essere attivi all’interno della lega dedicandosi all’organizzazione delle attività,i pensionati iscritti allo Spi che partecipano al progetto come fruitori;i pensionati non iscritti, ospiti delle case di riposo e persone diversamente abili.
Questo perché, se l’obiettivo finale è la coesione sociale, bisogna eliminare alla base possibili elementi di preclusione che ne limitino lo sviluppo.
L’idea di base, che nelle esperienze pilota si è rivelata vincente, è stata infatti quella di allargare il più possibile la partecipazione e di utilizzare l’appartenenza al medesimo territorio come collante per far vivere momenti di socializzazione tra anziani residenti nelle strutture, anziani che vivono nelle loro case, e diversamente abili, consentendo a tutti di interagire soddisfacendo i rispettivi bisogni di socialità. Bisogni che vanno portati a sintesi, tenendo presente quanto ormai la platea cui ci si rivolge non sia più omogenea con l’ingresso di una nuova generazione di “anziani” che in qualche modo rispecchia i mutamenti culturali avvenuti negli anni 60, mutamenti che ora si riverberano su un mondo, quello della terza età, che dimostra di essere tutt’altro che immutabile.
Bisogna infine tenere presenti le potenziali ricadute che questa attività può produrre sul piano del tesseramento. A questo proposito va ricordato che nelle zone dove si è attivata la sperimentazione del progetto pilota, a fronte della serietà dell’impegno profuso e della fiducia che si è quindi creata nei confronti della nostra organizzazione,  si è registrato un progressivo e costante incremento del tesseramento.
Le azioni e gli strumenti
Scendendo nel dettaglio, le attività che vengono proposte all’interno del progetto spaziano in diverse aree: dall’organizzazione di momenti ludici e sportivi all’attivazione di progetti legati al recupero e trascrizione delle memorie storiche, alla produzione di materiale artistico e altro ancora. L’ampio ventaglio delle iniziative realizzate e ancora da progettare, rispecchia fedelmente la variegata richiesta di una società che, sempre di più, si mostra come realtà sfaccettata e carica di bisogni, ma anche di risorse.

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