Documentazione/atti convegni

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Maggio 2016.Convegno sugli sportelli sociali, il racconto della mattinata.

Si tiene stamane (13 Maggio 2016) l’iniziativa dello Spi Lombardia dedicata allo strumento messo in campo in questi ultimi tre anni: lo sportello sociale della non autosufficienza. All’iniziativa sono presenti Giulio Gallera, assessore al Reddito di autonomia e inclusione sociale; Cristiano Gori, presidente Lombardia sociale; Graziano Pirotta, presidente del dipartimento welfare Anci Lombardia; Carlo Borghetti, capogruppo PD in commissione sanità; Fiorenzo Corti, segretario Fimmg ed Egidio Turetti, presidente ordine assistenti sociali della Lombardia.Cambiano i modelli familiari, cresce la domanda di servizi e sistemi di assistenza, nuove tecnologie permetteranno di avere servizi di assistenza direttamente a casa e questo imporrà una diversa organizzazione delle cure. Partendo da questo assunto Claudio Dossi nella sua relazione introduttiva ha sottolineato come “gestire questi cambiamenti e rafforzare le reti di solidarietà sia il punto centrale della gestione dei cambiamenti e rappresenti il banco di prova delle politiche sociali e socio sanitarie del nostro paese e della nostra regione, per questo il sindacato con coerenza ha intrapreso un serrato confronto con la Regione sulla riforma sociosanitaria e sociale”. 2.600.000 anziani con più di 65 anni nel 2003 che sono diventati 3.300.00 nel 2013, di cui 354mila disabili. Tra gli over 85 circa il 37% vive da solo e fra questi le donne rappresentano il 60%. “Possiamo dire – ha detto Dossi – che l’invecchiamento degli anziani è condizionato in modo significativo dalle variabili economiche e sociali al punto tale da evidenziare che gli anziani dopo la crisi economica vedono accentuato l’isolamento sociale e il disagio”. Far conoscere agli anziani i loro diritti è dunque la sfida di oggi: “Per questo – ha continuato Dossi – abbiamo pensato di costruire una parte di rete solidale che sappia accogliere coloro che manifestano il bisogno di conoscere i propri diritti e a loro, indichino come esigerli. Questo strumento si chiama Sportello sociale dello Spi”. “Per gli anziani lombardi serve un cambio di paradigma, un cambio di passo, – ha detto concludendo Dossi – invochiamo con forza l’attivazione di un tavolo negoziale regionale che affronti le problematiche degli anziani con una lettura a 360 gradi, dai bisogni di cura a quelli di sostegno al reddito, a quelli abitativi o di trasporto”.Dopo la relazione sono intervenuti Giuseppe Gambarelli e Valeria Murru, che hanno parlato dello sportello sociale, di come sia nato e si sia sviluppato – oggi ce ne sono ben 72 in diversi luoghi della Lombardia e vi operano 130 volontari – e della piattaforma di gestione del servizio. Cosa e come sia l’attività agli sportelli è stato raccontato attraverso l’esperienza di Marianella Cazzaniga (Spi Brianza), Carla Merli (Spi Pavia) e Manuela Cassani (Spi Varese). Un riconoscimento all’attività svolta dai volontari e all’utilità dello sportello è venuta sia dal mondo politico che dai rappresentanti delle associazioni che hanno partecipato al dibattito. Cristiano Gori, presidente di Lombardia sociale, ha sottolineato come lo sportello rappresenti la giusta risposta ai bisogni che emergono dai cittadini. “Mettere in rilievo i bisogni – ha poi detto – vuol dire mettere di conseguenza in campo una forte azione di negoziazione sociale, che vuol dire elaborare anche una riflessione strategica sul welfare che abbiamo”. Senza dubbio siamo di fronte a un momento di profondo cambiamento: “l’unico welfare possibile in futuro sarà un welfare di solidarietà – ha detto Carlo Borghetti, vicepresidente della commissione Sanità in Regione Lombardia – fatto da vari attori sociali sotto una regia pubblica, la programmazione e l’erogazione dei servizi deve essere chiara. La Regione da parte sua deve aumentare in modo strutturale le risorse che vanno al sociale e al sociosanitario. Questo implica anche la costituzione di un fondo regionale per la non autosufficienza”. Secondo Giulio Gallera, assessore regionale al reddito di autonomia e inclusione sociale, il passaggio cruciale è da un welfare state a un welfare society, ovvero un welfare dove ognuno è responsabile del pezzo che gli compete. E se Borghetti ha parlato di una riforma sociosanitaria che sta tradendo i suoi stessi presupposti, di un riordino che non sta funzionando, Gallera ha ribattuto definendo la recente riforma “una riforma copernicana, ci vorranno decenni per arrivare alla piena efficienza. Si tratta di una riforma non di facile applicazione anche per le resistenze che i vari corpi sociali mettono in atto, cittadini compresi. Il reddito di autonomia è un tentativo di risposta ai bisogni dei soggetti più vulnerabili”. Gallera ha poi ribadito che paradigma dell’azione della Regione sono il radicamento nel territorio, la sussidiarietà e il fare rete. Un plauso al lavoro svolto all’interno degli sportelli è venuto anche da Graziano Pirotta, presidente del dipartimento welfare Anci Lombardia. E’ stato proprio Pirotta a sottolineare come l’attività svolta dagli sportellisti permetta ai Comuni di essere sgravati dal primo compito di informativa per dare più spazio a quella della presa in carico dei cittadini bisognosi, sottolineando così come non possa esserci un sovrapporsi di ruolo. Sia Pirotta che, prima di lui, Fiorenzo Corti – segretario Fimmg – hanno posto l’accento sull’importanza della formazione di chi lavora agli sportelli, una formazione che dovrà essere continua nel tempo a causa dei continui cambiamenti che si verificano. Per Melissa Oliviero, segreteria Cgil Lombardia, nella scelta di creare un servizio come quello dello sportello sociale è fondamentale cogliere la decisione del sindacato di mettersi a disposizione dei cittadini: “questa deve essere uno stimolo per altri soggetti e non può significare un arretramento del pubblico”.”Lo sportello sociale è un pezzo concreto della nostra linea di intervento in Lombardia, non è un fatto episodico”, così Stefano Landini ha esordito concludendo i lavori del convegno. Il segretario generale dello Spi ha voluto rispondere anche a chi ha chiesto cosa intenda fare lo Spi attraverso gli sportelli sociali: “volete facilitare o depontenziare il pubblico?Questa è la domanda che ci avete rivolto e alla quale non possiamo che rispondere che di sicuro non vogliamo sostituirci al pubblico, ma aiutare i cittadini nella tutela della loro salute. Siamo di fronte a cambiamenti strutturali della società in cui un grande peso lo gioca il crescente invecchiamento della popolazione. E’ questo un problema che la politica non può ignorare, noi vogliamo un ruolo del pubblico e che la cosa pubblica funzioni anche perché altrimenti sarà il privato a farla da padrone. Politica è progettazione, non mantenimento dello status quo”. Landini ha detto che se finora la risposta a molti problemi ha poggiato sulla risorsa famiglia questo non è possibile per il futuro viste le tante famiglie composte da un unico membro che si registrano già oggi. Saldare dunque i problemi degli anziani con quelli dei giovani è uno degli obiettivi che lo Spi si propone da diverso tempo ed è anche uno dei motivi per cui sarà in piazza a Roma il prossimo 19 maggio. “Dentro lo sportello sociale – ha detto Landini – c’è anche una visione di quello che il sindacato deve essere: uno strumento utile, solo così potremo avere l’adesione di chi vogliamo rappresentare”. E se, per quel che riguarda l’attuazione della riforma sociosanitaria, si è bloccati tanto più diventa importante affrontare i temi della trasformazione e dell’innovazione: “noi vogliamo un tavolo sulla condizione degli anziani dove andare a discutere della salute dei cittadini. La salute è un bene politico, di cittadinanza in cui entrano in gioco diversi elementi che comprendono anche la struttura delle città, la politica delle abitazioni, i temi della socialità. Noi vogliamo un tavolo per discutere di tutto ciò. Dal presidente Maroni aspettiamo ancora delle risposte in merito all’accordo sottoscritto con lui nel settembre di due anni fa, così come attendiamo adeguati interventi sulle rette come sui ticket. E se queste risposte non arriveranno dovremo costruire adeguate iniziative di sostegno”.

Marzo 2016:Fondo non autosufficienza: erogate le risorse

Sono state assegnate alle Asl territoriali le risorse per l’attuazione del programma operativo del Fondo nazionale per la non autosufficienza 2015. Ciò è stato possibile anche grazie all’operato svolto unitariamente dai sindacati pensionati di Cgil, Cisl e Uil, che hanno svolto un importante ruolo dinegoziazione con l’assessorato al Reddito di autonomia e inclusione sociale (ex assessoratoalle Politiche sociali e alla Famiglia). Per il 2015 sono state confermate le modalità di utilizzo dello scorso anno attraverso la misura B1 destinata alla dipendenza vitale che vede le risorse passare da 23.271.300 del 2014 a 30.322.500 del 2015 e la misura B2 passare 28.442.700 del 2014 a 30.322.500 del 2015. In Lombardia è stata riconosciuta la condizione di gravissima disabilità e dipendenza vitale a circa 2700 persone che rappresentano la quasi totalità degli aventi diritto, mentre è stato molto più complesso stabilire il numero delle persone con disabilità gravi concentrate soprattutto fra i minori e gli ultra settantenni. Elemento importante emerso dal confronto è il mancatoutilizzo di tutti i fondi disponibili; come Spi intendiamo intraprendere a livello territoriale iniziative in accordo con Cgil e le altre organizzazioni sindacali dei pensionati di Cisl e Uil iniziative per ridurre il più possibile il fenomeno.Come si accede: Il riferimento per questo tipo di interventi è il Comune di residenza o il servizio di Ambito del Piano di zona, che deve redigere il Progetto individuale di assistenza che deve essere sottoscritto dalla persona o dalla famiglia, da rappresentanti del Comune/Ambito e dal responsabile del caso. La valutazione tiene conto dell’Isee. Per le altre misure e per maggiori informazioni vi potete rivolgere alle sedi delle leghe Spi e agli Sportelli sociali dello Spi.

Gennaio 2016:ACCORDO TRA ANCI LOMBARDIA E SINDACATI PER POLITICHE SOCIALI MIRATE ALLE ESIGENZE DEI CITTADINI

Assicurare risposte efficaci e mirate alle tante fragilità presenti sul territorio, attraverso la contrattazione sociale territoriale. E’ l’obiettivo dell’accordo firmato tra Anci Lombardia, Cgil, Cisl e Uil regionali e i loro sindacati dei pensionati Spi, Fnp e Uilp, su una serie di temi che toccano da vicino la vita di milioni di cittadini. In allegato il comunicato congiunto e il protollo sottoscritto.

MAGGIO 2015:Approvata la Legge Regionale sulle assistenti familiari. Dichiarazione di Stefano Landini e Claudio Dossi dello SPI-CGIL Lombardia

Finalmente anche la Regione Lombardia ha la sua legge sulle Assistenti familiari; le persone che si occupano dei nostri anziani saranno certamente meno sole.
Percorsi formativi, registri provinciali dove potranno iscriversi per operare, verranno definiti profili formativi e la legge favorirà l’emersione del lavoro sommerso e spesso dequalificato: tutte regole queste, previste dalla legge, che permetteranno di dare dignità a un settore, quello della cura, nel quale in Lombardia operano circa 156.000 badanti e per il quale le famiglie spendono 1,6 miliardi di euro ogni anno.
Come SPI CGIL in questi anni abbiamo chiesto con forza questa legge e finalmente è arrivata, e la politica ha dato prova, attraverso il Consiglio regionale, di attuare un provvedimento che colloca la nostra regione tra le poche che hanno una legge di questo genere.
La legge riserva anche un primo aiuto economico alle famiglie, per ora non molto alto, ma oggi è importante che sia finalmente venuta alla luce. In futuro insisteremo con il governo regionale perché venga ulteriormente finanziata .

 

Gennaio 2015:Sostegno alle persone e alle famiglie in condizioni di fragilità

In allegato pubblichiamo il documento, predisposto dal dipartimento welfare Spi Cgil Lombardia coordinato da Claudio Dossi della segreteria regionale Spi Lombardia, inerente le misure concordate fra le organizzazioni sindacali e la regione Lombardia sul tema del sostegno alle persone e alle famiglie in condizioni di fragilità.

9 Giugno 2015 :Il welfare e la long term care in Europa

Come annunciato nei giorni scorsi si è svolto stamani il convegno :Il welfare e la long term care in Europa, nel quale è stata presentata la ricerca promossa su questo tema dal CERGAS e dallo Spi Cgil Lombardia. I lavori sono stati introdotti da Claudio Dossi, segretario regionale Spi Lombardia, e sono stati conclusi da Stefano Landini segretario generale Spi Cgil Lombardia. In allegato la relazione introduttiva e la galleria dell’immagini.

Fondo Non autosufficienze: Verbale di accordo dell’11 dicembre 2014 con l’Assessore Cantù

Oggi 11 dicembre 2014 è stato sottoscritto un Verbale di accordo tra l’Assessore alla Famiglia Cantù e CGIL CISL UIL, SPI FNP e UILP, a seguito di un percorso di confronto nel corso del quale sono state presentate le nostre osservazioni unitarie che la Regione ha accolto in quanto migliorative rispetto alle criticità rilevate nella prima applicazione delle misure.Il Verbale di accordo riguarda due provvedimenti :
• la seconda parte del Programma operativo regionale relativo al Fondo nazionale non autosufficienze 2014, per disabili gravi e anziani non autosufficienti (prosecuzione della Misura B2 ex DGR 740/2013)
• la prosecuzione delle misure avviate con la DGR 856 ( residenzialità leggera, residenzialità per minori disabili gravissimi, RSA aperta)

Per quanto riguarda il Fondo non autosufficienze 2014 con il primo provvedimento (DGR n. 2655 del 14 novembre già oggetto di Verbale di Accordo) come OO.SS. avevamo ottenuto che per gli anziani non autosufficienti disabili gravissimi, di età compresa tra i 65 e i 70 anni, venisse riconosciuta una misura analoga alla Misura B1. L’accordo odierno prevede l’inclusione a tutti gli effetti della spesa prevista per tale ampliamento sui fondi per la misura B1, liberando risorse per i Comuni.
In merito alla misura B2 avevamo richiesto maggiori dati che ci sono stati illustrati e che hanno confermato una disomogeneità territoriale sia nella fase di valutazione che di utilizzo della misura.
Per correggere tale impostazione con la Regione si è concordato di fornire alcune indicazioni ai territori tra cui la predisposizione di regolamenti per ambito territoriale, l’indicazione di applicazione di criteri omogenei tra gli ambiti afferenti alla medesima ASL nell’applicazione dell’ISEE – che è criterio di accesso per la misura- e l’individuazione di un case management.
Per la prosecuzione degli interventi già previsti con la DGR 856 sono stati introdotte delle modifiche volte ad una maggiore omogeneizzazione nella valutazione e nella composizione degli interventi previsti in sede di valutazione del profilo della persona da parte dell’ASL:

• per l’intervento identificato come residenzialità leggera è stata ampliata la platea di beneficiari abbassando l’età a 60 anni e sono stati differenziati due diversi voucher in base alla complessità del caso
• per l’intervento denominato RSA-aperta sono stati previsti tre diversi profili per intensità di bisogno che danno diritto a prestazioni differenziate e modulate sulla persona in base a costi standard definiti dalla Regione, con pacchetti di prestazioni più puntualmente precisate
• per l’intervento di residenzialità per i minori gravissimi sono stati previsti due diversi voucher di 140 e 200 euro.

Il confronto con l’Assessorato proseguirà per il monitoraggio dei provvedimenti.
L’Accordo prevede, inoltre, un’importante valorizzazione del confronto in sede territoriale tra organismi di ambito e le parti sociali atto a promuovere un miglioramento della lettura dei bisogni socio sanitari. In allegato il testo dell’accordo.

p. la segreteria regionale Spi Claudio Dossi responsabile dipartimento welfare-sanità.

Novembre 2014.Verbale d’accordo sottoscritto con la Regione per il programma operativo per le non autosufficienze

Venerdì 7 novembre è stato sottoscritto fra la Regione Lombardia e le organizzazioni sindacali il Verbale di Accordo per il Programma operativo regionale per le nonn autosufficienze con utilizzo del Fondo Non Autosufficienze 2014,che ammonta per la Lombardia a 51.714.000 dei 340 milioni di euro del Fondo nazionale. In allegato il testo dell’accordo e il commento di Claudio Dossi, della segreteria Spi Lombardia. e Melissa Oliviero della segreteria regionale Cgil.

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