Il treno della memoria di Valerio Zanolla segreteria Spi Lombardia

Dal 18 al 23 novembre 2012, 200 studenti e 400 pensionati provenienti da tutte le regioni d’Italia sono andati in visita ad Auschwitz e Birkenau nei pressi della città di Cracovia in Polonia.È stato lo SPI CGIL nazionale a organizzare questo treno dopo aver svolto iniziative preparatorie e di ricordo in molti luoghi simbolici del nostro paese.Noi SPI Lombardia abbiamo portato ventisei pensionati e otto studenti che si fono fatti carico di un lungo viaggio in treno quasi quarantotto ore tra andata e ritorno.Su viaggi come questo si vorrebbe trovare parole nuove per scrivere cose intelligenti. E non basta dire che si è scritto molto sui campi di concentramento per esimerci dal dire la nostra perché su simili tragedie non si è mai scritto a sufficienza, e non si è mai scritto troppo finché permane la violenza, la sopraffazione, l’odio e il razzismo, ed è quindi necessario non abbassare mai la guardia. E non serve essere poeti o grandi giornalisti per schierarsi dalla parte di chi ha subito tali iniquità e soprattutto di chi ancora le sta subendo, siano esse fisiche o verbali.I ragazzi che reggevano lo striscione mentre tutti i partecipanti al “Treno della memoria” studenti e pensionati apponevano la loro impronta digitale dopo aver gridato” Io ricordo” davanti  al monumento di Birkenau dopo le brevi e toccanti parole del direttore del campo nella cerimonia che concludeva la giornata di visita ai due campi di Auschwitz, forse incorporavano (acquisivano) in loro e nei loro amici più consapevolezza che tanti bei discorsi. E il vedere con i propri occhi le baracche dove uomini e donne erano privati della loro natura e numerati (catalogati) come cose, è un esercizio non fine a se stesso. Bene ha fatto lo SPI CGIL nazionale unitamente a tutte le regioni a farsi carico dell’organizzazione di questo viaggio e adoperarsi affinché il tutto non scompaia nel buco nero della memoria.  Le stesse guide che ci parlavano dei campi nell’enfasi del racconto sembrava volessero emendare i loro padri dalle vicende che raccontano, dimenticando (forse ignorano) che è tutta l’umanità colpevole dei delitti contro se stessa ed è per questo che è compito di ognuno di noi ricordare per far si che non succedano ancora le cose che oggi succedono, purtroppo ancora la verità su quei fatti è causa di disprezzo, ancora il colore della pelle invece di muovere alla curiosità (una curiosità positiva) sia causa di odio, tuttora la povertà è vista con sospetto e disprezzo. La violenza è un seme che fatica a estinguersi.Ci si domanda se sia sufficiente la sola voce del testimone, sia egli sopravvissuto all’olocausto o persona che ha voluto svolgere un pellegrinaggio in quei luoghi perché si costruisca memoria e conoscenza del passato; no, non è sufficiente perché la memoria è una necessità che non viene meno con la naturale scomparsa dei testimoni diretti. Qui non si tratta di ricordare un popolo, una civiltà, bensì un pericolo esistente nella natura umana che si è reso concreto in maniera più o meno angosciosa in più occasioni, la memoria ha il compito di metterci in guardia da quel pericolo.Nel tornare a casa ci si domandava quale potesse essere il nostro spazio di azione.Non esiste un unico spazio di azione, potremmo dire esso sia totale a tutto campo, a 360 gradi in ogni direzione della convivenza comune. C’è la tendenza, sempre, davanti a necessità di sicurezza, economiche, o comunque definite speciali di sentirsi in diritto e ci si creda nel giusto ad applicare leggi speciali che tolgono o riducono la libertà.Quando questo accade c’è sempre chi diventa meno libero di altre persone alle quali s’impone più sacrifici. Lo abbiamo visto con gli immigrati, o con i ROM ed anche con i nostri giovani ai quali si sta facendo pagare la crisi come con gli anziani, è anche questo un nostro spazio d’intervento. Come lo è nelle scuole contro le discriminazioni o nel mondo del lavoro con leggi che riconoscono meno diritti a chi lavora. Lavorando nel sociale non dovremmo mai accettare discriminazioni, ma quello che pare più difficile è riuscire a capirle, scoprirle, comprenderle prima e avere la forza di riconoscerle e la capacità di costruire un movimento, una risposta, un’opinione diffusa che contrasti questo modo di pensare. Non basta perciò la contrarietà nostra o la semplice conoscenza serve anche lo studio l’azione. Perciò non basta solo il ricordo personale, ancorché importante, per dare significato alla memoria è necessaria l’azione e la coscienza comune.

Valerio Zanolla

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