Inca informa.Quota100 penalizza carriere discontinue

Pur riconoscendo che la pensione “Quota 100” sia un ulteriore passo verso la reintroduzione di una flessibilità di accesso alla pensione, Cgil, Cisl e Uil sottolineano come tale misura non sarà in grado di rispondere in modo omogeneo alle esigenze espresse da molte lavoratrici e lavoratori.

Si tratta, si legge nella memoria presentata dai sindacati confederali alla XI commissione (Lavoro pubblico e privato) del Senato di una opportunità per lavoratori con carriere continue e strutturate, ma sarà meno accessibile per i lavoratori del Centro Sud e del tutto insufficiente per le donne, per i lavoratori con carriere discontinue o occupati in particolari settori, come quello agricolo o dell’edilizia, nei quali raramente un lavoratore raggiunge i 38 anni di contribuzione. Per i sindacati, in particolare, è necessario prevedere che il requisito contributivo riconosca la maternità ed il lavoro di cura delle donne. Cgil, Cisl e Uil considerano penalizzante, inoltre, la reintroduzione del meccanismo delle finestre (che posticipa di 3 mesi la decorrenza della pensione), particolarmente discriminante per i lavoratori del settore pubblico, la cui attesa è addirittura doppia (6 mesi).

Le proposte da tempo avanzate da Cgil, Cisl e Uil prevedono che debba essere operato, invece, un intervento organico e strutturale, basato sulla flessibilità in uscita a partire dai 62anni di età, e, nel sistema contributivo, il superamento degli attuali vincoli che rendono molto difficile l’accesso al pensionamento poiché condizionano il diritto alla pensione al raggiungimento di determinati importi soglia dell’assegno (1,5 e 2,8 volte l’assegno sociale).

In concreto, per i sindacati si tratta di introdurre la possibilità di andare in pensione con 41 anni di contribuzione a prescindere dall’età. L’abrogazione degli incrementi automatici dell’età pensionabile per le pensioni anticipate è un primo passo nella giusta direzione, ma – avvertono -, al contempo, l’introduzione della finestra mobile  (3 mesi per la decorrenza)  depotenzia l’effetto positivo. Auspicabile, inoltre, l’estensione del blocco dell’incremento dei requisiti per aspettativa di vita anche alla pensione di vecchiaia. “In generale poi – si legge nella memoria – il tema dell’aspettativa di vita dovrebbe essere visto nel suo complesso superando una doppia penalizzazione che i lavoratori subiscono per effetto del contemporaneo aumento dell’età e la reversione dei coefficienti di trasformazione del calcolo contributivo della pensione”.

Per Cgil, Cisl e Uil è indispensabile riconoscere ai fini previdenziali, in maniera puntuale e basandosi su dati oggettivi, la diversa gravosità dei lavori, essendo questo un elemento che incide sull’aspettativa di vita dei lavoratori. E’ quindi necessario ricostituire quanto prima la Commissione tecnica scientifica per lo studio dei lavori gravosi e usuranti dando risposte anche a coloro che sono stati esposti a sostanze pericolose come, ad esempio, l’amianto.

Profondamente sbagliata e discriminante anche la previsione di differire il pagamento del Tfs ed il Tfr ai lavoratori del settore pubblico con un ritardo che può arrivare a 7 anni. “I dipendenti pubblici – chiariscono i sindacati – devono avere gli stessi tempi di liquidazione del tfs/tfr dei lavoratori privati. Del tutto insufficiente è la soluzione individuata nel decreto-legge in esame di prevedere un prestito finanziario tramite il sistema bancario. Con questo meccanismo vengono discriminati i dipendenti pubblici assunti dopo il 2000 ai quali si applica il regime del trattamento di fine rapporto (Tfr) perché l’agevolazione fiscale ad essi non è applicabile”.

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