Inca informa:Regole applicative per la Rita (Rendita integrativa temporanea anticipata)

Con la circolare dell’8 febbraio scorso, la Commissione vigilanza sui Fondi Pensione fornisce le indicazioni operative per l’applicazione deIla Rita (Rendita integrativa temporanea anticipata), alla luce delle nuove norme contenute nell’ultima Legge di Bilancio 2018, con le quali si è resa strutturale la misura per consentire l’anticipo pensionistico utilizzando il montante contributivo accumulato nei Fondi di previdenza complementari, modificando la disciplina già predisposta nella manovra finanziaria dello scorso anno.

Per quanto riguarda i requisiti il lavoratore o la lavoratrice richiedente dovrà aver cessato l’attività lavorativa, massimo 5 anni prima il raggiungimento della pensione di vecchiaia prevista dal regime previdenziale di appartenenza; avere almeno 20 anni di contributi, e minimo 5 anni di partecipazione alle forme pensionistiche complementari. Potranno richiedere la Rita anche i lavoratori disoccupati da almeno 24 mesi, ai quali manchino dieci anni per la maturazione della pensione di vecchiaia e possano vantare anche loro 5 anni di partecipazione al Fondo complementare.

Diversamente dalla disciplina previgente, prevista quando la Rita e l’Ape volontario erano correlate tra loro, la sussistenza dei requisiti “non è vincolata al rilascio di un’apposita attestazione da parte dell’Inps”, dal momento che la Legge di Bilancio 2018 ha reso indipendenti le due misure.

I fondi di previdenza complementare devono predisporre un apposito modulo per chiedere il trattamento, avverte la Covip. In secondo luogo, devono aggiornare i propri Regolamenti e Statuti introducendo le nuove regole. La circolare specifica quali sono le parti dei regolamento da modificare per le diverse tipologie di previdenza complementare, ovvero fondi pensione negoziali, fondi pensione aperti, PIP (piani individuali pensionistici).

Per controllare il possesso del requisito dei 20 anni di anzianità contributiva, si può consultare l’estratto conto integrato rilasciato dall’INPS o dall’ente previdenziale di appartenenza. Le forme pensionistiche complementari possono anche chiedere semplicemente un’autocertificazione al richiedente, ma in questo caso la Covip consiglia di effettuare le dovute verifiche, e comunque di chiedere al lavoratore o lavoratrice l’impegno scritto di produrre, nel caso in cui venisse richiesta, l’adeguata documentazione.

L’età anagrafica per la maturazione della pensione di vecchiaia, dalla quale devono mancare al massimo cinque anni, o dieci nel caso dei disoccupati di lunga durata, è quella prevista nel momento in cui si presenta la domanda. Quindi, nel 2018, possono fare domanda coloro che hanno 61 anni e sette mesi (essendo l’età per la pensione di vecchiaia pari a 66 anni e sette mesi), oppure 51 anni e sette mesi nel caso dei disoccupati da almeno 24 mesi. Nel 2019 invece, quando scatteranno i 5 mesi in più di adeguamento alle aspettative di vita, portando l’età pensionabile a 67 anni di età, si potrà richiedere la Rita a 62 anni (o 52 anni per i disoccupati da almeno 24 mesi). Il fatto che sia richiesto, come requisito, la cessazione dell’attività lavorativa, comporta che il trattamento spetti solo agli iscritti titolari di redditi da lavoro.

La rendita verrà calcolata in base al montante accumulato richiesto e alla durata della prestazione. Al momento della domanda, il lavoratore o la lavoratrice dovrà quindi specificare quanta parte del montante accumulato intende destinare alla rendita anticipata. E’ possibile utilizzare l’intero capitale, oppure solo una parte. Il fondo di previdenza integrativa deciderà la periodicità del versamento, che in ogni caso, avverte la Covip, non potrà essere superiore a tre mesi. La porzione di montante contributivo che viene destinata alla RITA continua a essere mantenuta in gestione dal fondo, in modo da beneficiare dei relativi rendimenti, con la conseguenza della variabilità dei ratei in più o in meno.

Infine, la Covip richiama precisi obblighi informativi: i costi, che devono essere in cifra fissa e strettamente collegati alle spese effettive, vanno chiaramente esplicitati per iscritto; l’informativa periodica sulle rate erogate deve essere almeno annuale e contenere il numero delle rate residue e la periodicità, nonché le informazioni fiscali applicate. L’iscritto può eventualmente recedere dalla RITA secondo modalità che vengono stabilite dai singoli fondi. Nel caso in cui invece eserciti il diritto a trasferire la posizione individuale, l’operazione comporterà la revoca della RITA.

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