Inca informa:Ricongiunzione onerosa dei contributi

Chi ha presentato domanda di ricongiunzione contributiva tra il 1° e il 30 luglio 2010 ha  diritto a completare l’operazione di trasferimento dei contributi da una gestione esclusiva  all’Inps in modo totalmente gratuito.  E’ quanto ha stabilito la Corte Costituzionale con la sentenza n. 147/2017 del 23 maggio scorso dichiarando illegittima la retroattività della norma che ha reso onerosa la ricongiunzione dei contributi da Inpdap a Inps.  Si tratta cioè dell’art.12 comma 12-septies del decreto legge n. 78, convertito con modificazioni, dalla legge n. 122 del 30 luglio 2010,  entrata in vigore il 31 luglio, ma con efficacia retroattiva a partire dal 1° luglio 2010. Una scelta quella del legislatore già all’origine fortemente critica dall’Inca e dai numerosi comitati di lavoratori formatisi per contestare una norma tanto iniqua.

Il legislatore ha in questi anni faticosamente superato, con numerosi interventi, le rigidità introdotte dalla legge 122/2010: si pensi al cumulo gratuito introdotto nel 2012 con molti vincoli per le sole pensioni di vecchiaia e poi ampliato con la legge di Bilancio 2017 anche alle pensioni anticipate. Quest’ultima sentenza perciò oltre a ristabilire il principio di non retroattività delle leggi, rappresenta una sconfessione di quanto il legislatore aveva deciso sette anni fa.       

Il caso dal quale prende spunto il pronunciamento della Consulta riguarda un dipendente del Ministero dell’Istruzione che nel fare domanda di pensione di vecchiaia  ha chiesto ad Inps, il 30 luglio 2010, la ricongiunzione della contribuzione versata all’Inpdap, confidando nella gratuità dell’operazione. L’Inps, però, applicando alla lettera le nuove disposizioni, il 5 settembre 2010 rispondeva con la richiesta di un versamento di 84.498,45 euro, in applicazione dell’art. 12, comma 12-septies, del d.l. n. 78 del 2010, che già a decorrere dal 1° luglio 2010 ha tramutato il regime di ricongiunzione in oneroso.

Da ciò è scaturito il ricorso al Tribunale di Monza, che ha deciso di rivolgersi alla Corte Costituzionale dubitando della legittimità costituzionale “assumendo che la norma censurata, in virtù dell’efficacia retroattiva che la contraddistingue, contrasti con “il canone generale della ragionevolezza delle norme (art. 3 Cost.) e con il principio del legittimo affidamento e non trovi adeguata giustificazione nell’esigenza di tutelare princìpi, diritti e beni di rilievo costituzionale”.

Per il Tribunale di Monza la retrodatazione del termine ultimo entro cui poter presentare domanda di ricongiunzione gratuita dei contributi (1° luglio 2010) è irrazionale in quanto in alcun modo giustificata e crea una “discriminazione fra soggetti che, vigente la stessa disposizione di legge, abbiano del tutto casualmente presentato la domanda prima e dopo tale data e l’irragionevolezza della disposizione sarebbe ancora più stridente in considerazione della gravosità dell’onere imposto”.

Nella sentenza si precisa che la “ricongiunzione implica il trasferimento presso una nuova gestione, della posizione assicurativa già posseduta dal lavoratore presso la gestione di provenienza, nella sua integrale consistenza e si prefigge di valorizzare tutti i periodi assicurativi e di attribuire all’interessato un trattamento più vantaggioso rispetto a quello che potrebbe rivendicare tenendo distinti i rispettivi periodi. Secondo la Consulta, nell’innovare con efficacia retroattiva il regime applicabile alle domande di ricongiunzione già presentate, la norma censurata vanifica l’affidamento legittimo che i lavoratori avevano riposto nell’applicazione del regime vigente al tempo della presentazione della domanda, principio che si configura quale “elemento fondamentale e indispensabile dello Stato di diritto”.

Per questa ragione, secondo la Corte Costituzionale, l’esigenza di garantire la “tutela del legittimo affidamento non può che arrestarsi nel momento a partire dal quale le disposizioni della legge 30 luglio 2010, n. 122 sono entrate in vigore e il legislatore è abilitato a dettare disposizioni atte a modificare sfavorevolmente la disciplina in vigore. Entro tale termine va limitata la dichiarazione di incostituzionalità della norma censurata”. Da ciò la decisione della Corte Costituzionale di dichiarare l’illegittimità costituzionale della norma, in riferimento all’art. 3 Cost., sotto il profilo del principio di ragionevolezza e della tutela del legittimo affidamento, stabilendo che, per il periodo dal 1° luglio 2010 al 30 luglio 2010, “alle ricongiunzioni di cui all’articolo 1, primo comma, della legge 7 febbraio 1979, n. 29 non si applichino le disposizioni di cui all’articolo 2, commi terzo, Quarto e quinto, della medesima legge”. Per quanto rilevato, la Corte Costituzionale dichiara l’illegittimità costituzionale della norma, in riferimento all’art. 3 Cost., sotto il profilo del principio di ragionevolezza e della tutela del legittimo affidamento, stabilendo che, per il periodo dal 1° luglio 2010 al 30 luglio 2010, “alle ricongiunzioni di cui all’articolo 1, primo comma, della legge 7 febbraio 1979, n. 29 non si applichino le disposizioni di cui all’articolo 2, commi terzo, quarto e quinto, della medesima legge”.

Il decreto legge 30 maggio 2010 n. 78, successivamente modificato con la 122/2010, nella sua originaria formulazione non prevedeva alcuna forma di ricongiunzione onerosa né disponeva l’abrogazione delle norme ad essa correlate come la legge 322/58. Solo in sede di conversione del decreto, il 30 luglio 2010 in una sola notte, la legge n. 122, approvata con voto di fiducia, con l’introduzione dei commi 12 septies-12 octies – nonies e 12 undecies dell’art. 12, rende onerosa (con effetto retroattivo dal 1 luglio) la ricongiunzione (art. 1 legge n.29/79) dei contributi verso INPS provenienti da fondi esclusivi fino ad allora gratuita. Contestualmente abroga la legge n.322 del 1958 e tutte le norme similari che prevedevano la facoltà, per chi cessava dal proprio fondo senza diritto a pensione, di far confluire tutta la contribuzione verso il regime generale dell’INPS nel fondo pensioni lavoratori dipendenti.

“Ovviamente – spiega Francesco Baldassari, dell’Area Previdenza di Inca – non è mai stato esplicitamente dichiarato, ma allora risultava evidente che l’elemento informatore del provvedimento era scaturito dall’ordine del giorno dell’On. Giuliano Cazzola 9/02561-A/014 del 27 luglio 2009, non posto in votazione ma recepito dal Governo come atto di indirizzo, tendente ad evitare attività elusive rispetto all’innalzamento dell’età pensionabile delle donne del pubblico impiego iscritte  appunto ai fondi esclusivi dell’AGO. Di fatto la norma è nata per impedire alle lavoratrici del pubblico impiego di accedere al pensionamento alla stessa età e con le stesse opportunità allora previste per le lavoratrici del settore privato in un momento della vita in cui si moltiplicano, soprattutto a carico delle donne, gli oneri e le incombenze familiari legate al lavoro di cura e di assistenza delle persone anziane”.

Gli effetti devastanti della norma, tuttavia, sono andati ben al di là delle previsioni. L’assenza di un periodo transitorio per l’attuazione delle norme citate ha letteralmente stravolto il destino pensionistico di migliaia di lavoratori con posizioni contributive maturate in più gestioni che avevano già posto in essere  scelte irreversibili come cessazione del rapporto di lavoro, adesione a procedure di mobilità, dimissioni irrevocabili, contribuzione volontaria ecc.. 

Per alcuni di questi lavoratori, gli enti previdenziali hanno trovato soluzioni adeguate consentendo loro il trasferimento gratuito dei contributi anche dopo la data del 30 luglio 2010.  Per molti altri, sostanzialmente nelle stesse condizioni assicurative, invece, è stata applicata la norma con effetti retroattivi. E’ il caso di lavoratori e lavoratrici che hanno presentato domanda di ricongiunzione per trasferire contribuzione da un fondo esclusivo (Inpdap, Ferrovieri, Postelegrafonici) tra il 1° luglio e il 30 luglio 2010 ritenendo che l’operazione fosse gratuita.

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