Intervista a Stefano Landini: un bilancio dell’attività svolta, gli appuntamenti che ci attendono dopo la pausa estiva.

Da poco più di anno Stefano Landini ricopre l’incarico di segretario generale dello Spi Cgil Lombardia. Con questa intervista, prima della pausa estiva, facciamo il punto dell’attività svolta nei mesi scorsi e guardiamo alle scadenze che attendono l’organizzazione.

A un anno di direzione della più grande categoria della Cgil in Lombardia qual è il primo bilancio? Quando nel giugno 2013 ho accettato la proposta, fattami da Carla Cantone e da Nino Baseotto, di assumere la guida dello Spi Lombardia conoscevo il lavoro svolto in questa categoria, sia a livello regionale sia nei vari comprensori. Un lavoro che ha sempre avuto sia l’obiettivo di consolidare la presenza nel mondo dei pensionati che di contribuire al radicamento territoriale della Cgil. Come segretario organizzativo della Cgil Lombardia, incarico che ricoprivo precedentemente, avevo apprezzato il contributo che centinaia di attivisti e di dirigenti dello Spi offrivano con la loro attività quotidiana, dando risposta sia ai problemi dei pensionati, che a quelli dei lavoratori in ogni angolo della regione. In questo anno, in cui ho seguito in prima persona l’attività quotidiana in ogni comprensorio lombardo, questa mia convinzione si è rafforzata. Abbiamo aperto nuove sedi, siamo protagonisti attivi del lavoro svolto dai servizi della Cgil, spesso e volentieri rappresentiamo la confederazione in decine di comuni della regione.

Questo primo anno ha coinciso in larga parte con la stagione congressuale della Cgil, qual è stato il contributo dello Spi al dibattito che si è sviluppato nell’organizzazione? 
Dalle centinaia di assemblee comunali tenute fino all’assise regionale il contributo, giunto attraverso gli interventi dei nostri dirigenti e attivisti, ha portato la nostra attenzione a incentrarsi sui problemi che la popolazione anziana vive ogni giorno. I pensionati sono persone concrete, quindi, dalle nostre assemblee sono emerse con chiarezza le loro preoccupazioni: dagli effetti negativi provocati dalla lunga crisi economica, il lavoro perso dai figli o dai nipoti, alla perdita di potere d’acquisto delle pensioni, al rischio concreto della scomparsa dei servizi sociali pubblici a seguito della crisi finanziaria dei nostri comuni. In ogni assemblea, a cui ho partecipato, emergeva con evidenza l’angoscia per il futuro del nostro paese e la richiesta, rivolta alla Cgil e allo Spi, di farsi carico di questi problemi e di porre con forza la necessità di un cambiamento nelle politiche economiche e sociali intraprese dai governi che si sono succeduti in questi anni. Nel contempo sul versante della vita interna della Cgil, è emersa con forza l’esigenza, non più rinviabile, di un maggior senso confederale, la rappresentanza e la presenza nel territorio non può e non deve essere delegata ai nostri attivisti, bensì deve divenire un impegno prioritario sia per il livello confederale che quello categoriale. Questa discussione non può rimanere per anni all’ordine del giorno dei nostri congressi o delle conferenze d’organizzazione, è venuto il tempo d’agire e di dare seguito alle decisioni assunte nel corso degli anni.

Il congresso si è concluso con l’annuncio di una conferenza organizzativa da tenersi nella primavera del prossimo anno, nella quale affrontare il tema della riforma della Cgil.Quali sono le tue opinioni e cosa ti attendi da questo appuntamento? 
Consentimi di fare un’ampia premessa. Negli ultimi anni abbiamo assistito a un profondo cambiamento del sistema produttivo e sociale: dalla scomparsa delle grandi fabbriche fordiste nei scorsi decenni, all’attuale crisi del sistema della piccola e media impresa, che aveva rappresentato la forza del sistema manifatturiero della nostra regione. La rivoluzione tecnologica porta con sé la nascita di nuove professioni, ma nel contempo vede la scomparsa di altre, penso alla ristrutturazione del sistema editoriale, la perdita di migliaia di posti di lavoro nel sistema bancario o dei servizi, solo per citare i più significativi. Le nuove tecnologie della rete consentono un’interazione diretta fra cittadino e pubblica amministrazione, una rivoluzione che abbiamo vissuto in primis quando l’Inps ha messo a disposizione solo on line i Cud o gli ObisM dei pensionati, comportando un incremento del nostro impegno per non lasciare soli i pensionati di fronte a questa innovazione. Tutto cambia velocemente, quello che prima si sviluppava lungo l’arco di decenni, ora avviene nell’arco di pochi mesi. Nel contempo l’avvento di Matteo Renzi, ha imposto una profonda accelerazione nei tempi delle decisioni e nel saper affrontare le questioni aperte, da quelle politiche a quelle sociali. Se questo è il quadro, io sono convinto che non possiamo assistere passivamente a quanto accade, agendo di rimessa e spesso in difesa dell’esistente. Dobbiamo essere in grado di delineare nell’arco dei prossimi mesi la natura e la configurazione organizzativa della Cgil confederale in modo tale che sia in grado di continuare a essere protagonista della storia del nostro paese. Dobbiamo essere capaci di essere noi stessi protagonisti del rinnovamento, mettendoci tutti in gioco, dal primo dei dirigenti fino all’attivista delle nostre leghe o al delegato aziendale, altrimenti saremo destinati a un inesorabile declino. Dobbiamo, inoltre, avere la forza di aprirci al contributo delle nuove generazioni. Come sindacato dei pensionati, noi vogliamo essere protagonisti attivi, consapevoli di poter contribuire, con il nostro impegno ed entusiasmo, a questa nuova fase di vita della nostra organizzazione.

In quest’ottica quali sono i prossimi appuntamenti per lo Spi lombardo, quali i filoni su cui si svilupperà l’impegno che intendi promuovere insieme a chi lavora nei comprensori? 
In queste settimane, in ogni provincia della regione, sono in corso assemblee unitarie dove presentiamo ai pensionati la piattaforma unitaria delle confederazioni sui temi del fisco e della previdenza. Le nostre richieste sono largamente condivise, il governo non può più temporeggiare, deve dare risposte concrete ai temi che abbiamo posto. Noi non siamo sereni, le pensioni devono essere adeguate al costo della vita, il fisco deve essere più giusto ed equo, il fondo per la non autosufficienza deve essere ripristinato, la crisi non può ricadere sempre sui lavoratori e sui pensionati. A settembre, in occasione dell’annuale edizione dei Giochi di LiberEtà, che si terrà dal 16 al 19 a Cattolica, terremo una sessione del nostro comitato direttivo dedicata al tema della riforma del sindacato e della Cgil. Nei prossimi giorni presenteremo il programma dettagliato di questa iniziativa, che vedrà la presenza di autorevoli dirigenti della nostra organizzazione e, in primis, quella del nostro segretario generale Carla Cantone.
Proseguiremo, nel contempo, l’attività di negoziazione sociale sia a livello regionale che territoriale, per tutelare la condizione esistenziale degli anziani lombardi. La difesa del livello del sistema dei servizi sociali, assistenziali e sanitari pubblici, il contenimento dei costi a carico dei cittadini per usufruire dei servizi saranno tra gli impegni prioritari della nostra prossima azione. Per concludere, credo che siamo di fronte a una fase estremamente difficile della vita del nostro paese, la crisi non è giunta al capolinea, sono convinto che nello Spi lombardo ci siano risorse e capacità che ci consentiranno di essere, da un lato, protagonisti del rinnovamento della Cgil e, dall’altro, di essere a fianco dei nostri pensionati. Tutto questo con l’obiettivo di superare questi tempi avendo un paese più giusto in cui torni a vivere, in ciascuno, la parola speranza di un domani migliore per noi e per le nuove generazioni. 
Abbiamo deciso con le segreterie Fnp e Uilp di tenere il 30 settembre i direttivi unitari dei sindacati dei pensionati della Lombardia. Sarà questo l’appuntamento conclusivo della campagna di assemblee sulla piattaforma confederale. Si tratta di un appuntamento importante, l’unità del sindacato non è una variabile indipendente e, lo abbiamo visto anche in questi anni, condiziona i risultati finali. Abbiamo bisogno di riaccorciare la forbice tra lotte, iniziative e risultati concreti. L’unità è un bene prezioso che va coltivato con tenacia.

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