Lo Spi Lombardia a Portella della Ginestra e alla cooperativa Placido Rizzotto

“Ci volevano fermare ma oggi noi siamo qui a parlare dell’eccidio di Portella della Ginestra: non ci hanno fermato!” Così Serafino Petta, uno degli ultimi superstiti della strage di Portella ha concluso il suo racconto davanti ai dirigenti dello Spi Lombardia e ai suoi attivisti e volontari.
La commemorazione è iniziata con la lettura, da parte di Valerio Zanolla, segretario regionale, di alcuni stralci del discorso che Luciano Lama tenne in occasione del trentesimo della strage davanti all’Assemblea regionale siciliana. Stralci che hanno messo in evidenza come i problemi della democrazia, del rapporto coi partiti politici, dei rapporti fra nord e sud del paese, fra le generazioni siano ancora all’ordine del giorno.
Subito dopo la rievocazione di Petta. I ricordi partono da molto lontano, dalla nascita dei Fasci siciliani nel 1891 per opera di Nicola Barbato che scelse proprio Portella come luogo dove festeggiare il 1° Maggio e c’è il famoso Sasso di Barbato a ricordare questo evento. Guidati da un drappello di borghesi illuminati il movimenti del Fasci era composto soprattutto da contadini che chiedevano la terra per poter vivere, un movimento che assunse subito grandi dimensioni e che fu stroncato nel giro di due anni con grandi stragi.
Ma Piana degli Albanesi è una zona da sempre sensibile ai problemi sociali e così nel 1920-1921 si ha il biennio rosso caratterizzato da forti lotte per le terre e di nuovo dall’uccisione di molti dirigenti sia sindacali che politici.
Petta ricorda poi come nel ’43 viene subito ricostituito il partito comunista e organizzata la sezione locale e nel ’44 si torna a festeggiare il 1Maggio, che ha una valenza particolare perchè siamo in anni di fortissima povertà: “qui mancava tutto – dice Serafino – acqua, luce, fognature, ma soprattutto il cibo per questo se ne organizzò la raccolta e quel 1 Maggio arrivarono due carri con pane, formaggio e carciofi e vino perché è questo che qui si produceva. Si voleva che tutti mangiassero qualcosa almeno quel giorno e c’ero anch’io… avevo tredici anni”. Nel ’45 e nel ’46 si tornò di nuovo. Fu però nel 1947 che il 1 Maggio assunse un significato particolare perché pochi giorni prima le forze della sinistra avevano ottenuto la maggioranza relativa nelle elezioni regionali. Inoltre nel ’44 il governo unitario aveva approvato i decreti Gullo che prevedevano la concessione delle terre incolte ai contadini e nel ’46 i conflitti aumentarono sensibilmente, ci furono molte occupazioni dei terreni e anche qui la reazione fu brutale. “Mio padre non voleva che io partecipassi – ricorda Serafino – e anch’io in certi momenti avevo paura. I risultati delle elezioni regionali fecero sì che mafia, politici, grandi feudatari e la stessa chiesa, per la quale i comunisti erano dei delinquenti, si alleassero. Per questo quel 1° Maggio era diverso. Quel giorno in attesa dell’oratore ufficiale prese per primo la parola il segretario della Camera del lavoro di San Giuseppe e subito partirono i primi spari che scambiammo per l’inaugurazione della festa. Io ero lì con un mio amico, un mio amico che sotto quelle raffiche morì. Non appena capii che ci sparavano corsi verso il podio dove c’era mio padre, ma poi richiamato da un vecchio mi diressi dove ora c’è il piazzale. Lì allora c’era un torrente e il terreno era seminato a grano, c’erano delle buche e lì mi nascosi dopo aver visto i corpi di due donne. Ogni tanto alzavo la testa per cercare mio padre ma il vecchio ci picchiava sopra per farmela abbassare… dopo abbiamo solo potuto aiutare i feriti e raccogliere i nostri morti. Intanto a Piana la mafia aveva organizzato una festa per crearsi anche un alibi, per farsi vedere in piazza e non essere additati come colpevole della strage. Sono stati giorni brutti, per tante notti abbiamo tenuto la case illuminate, Ma non ci siamo ritirati, un mese dopo il 1 giugno in tanti siamo tornati a Portella per ricordare le vittime, c’era tanta gente arrabbiata. Ma nemmeno loro si sono fermati, sono stati tanti in quegli anni i dirigenti del Pci e delle Camere del lavoro uccisi”.

E’ stato Zanolla a leggere i nomi delle dodici vittime ricordandone anche l’età, perché Petta a questo punto era sopraffatto dall’emozione e dai dolorosi ricordi:
Vincenza La Fata 8 anni
Giovanni Grifo’ 11 anni
Giuseppina Di Maggio 12 anni
Serafino Lascari 14 anni
Giovanni Megna 18 anni
Castrenze Intravia 19 anni
Vito Allotta 20 anni
Francesco Vicari 22 anni
Vita Dorangricchia 23 anni
Margherita Clesceri 37 anni
Giorgio Cusenza 42 anni
Filippo Di Salvo 47 anni

Dopo la rievocazione di Petta è stato Maurizio Calà, segretario generale Spi Sicilia, a prendere la parola. “Le vittime di Portella furono solo le prime, ma la scia è molto lunga comprende anche due uomini famosi come Falcone e Borsellino. Per troppi anni l’associazione mafiosa non venne riconosciuta come reato. Dovemmo arrivare al 1982 e molto dobbiamo a Pio La Torre”. Calà nel suo intervento ha ricordato i passaggi più importanti della storia siciliana, delle lotte contadine e non solo, ha ricordato molti dei suoi morti sottolineando come per la mafia fosse importante non tanto uccidere questi uomini, ma soprattutto farne sparire anche il ricordo. Emblematico il fatto che di Placido Rizzotto solo in anni recenti si sia potuto ritrovarne le ossa: “la mafia aveva e ha come obiettivo il governo del territorio. Il lavoro era il tema delle lotte di allora, il lavoro è il tema delle lotte di oggi. Bisogna ritornare a saper rappresentare la precarietà del lavoro”.
Stefano Landini nel prendere la parola ha voluto subito ringraziare Serafino Petta: “a te va tutta la nostra gratitudine che è pari a quella che riserviamo alle donne e agli uomini della Resistenza verso cui abbiamo una grande debito”. Landini ha poi ricordato come lo Spi lombardo sia da anni impegnato anche sui temi della legalità tanto da aver cognato un suo slogan presentato l’anno a Cattolica in un convegno dal titolo Il reSPIro della legalità. Landini ha non solo ricordato le infiltrazioni della mafia nel nord Italia, ma ha anche sottolineato come anche qui ci sia da fare un grande lavoro culturale perché queste infiltrazioni siano riconosciute in quanto tali e, quindi, perseguite.
“Democrazia, lavoro e legalità stanno insieme – ha detto Landini – e noi vogliamo progettare il futuro in alleanza con le nuove generazioni. sabato saremo chiamati a una grande manifestazione a Roma per la conquista della Carta dei diritti che rappresenta, è quello Statuto dei lavoratori che anche allora conquistammo grazie a un nostro forte impegno”.
La giornata si è poi conclusa con una visita alla cooperativa Placido Rizzotto e con un incontro col suo vicepresidente Francesco Galante.
La cooperativa fa parte del più ampio progetto Libera Terra nato sulla base della norma 109 del 1996 sull’uso sociale dei beni confiscati fatto da cooperative in grado di dimostrare le ricadute benefiche sul territorio, sia dal punto di vista sociale che economico. L’obiettivo del lavoro di Libera Terra è quello di dare un respiro di lunga vita alle aziende/cooperative che raggruppa, quindi non tutela dei beni ma progetti di sviluppo con investimenti anche impegnativi. Galante ha raccontato la storia di questa cooperativa e di come il principio guida sia quello di attenersi alle norme stabilite, di avere grande attenzione alle relazioni e ai rapporti che si costruiscono con altri soggetti che devono condividere i principi e valori di Libera Terra che si muovono principalmente su tre direttrici: aziende in piena regola con obiettivi certi di sviluppo, di premialità dei lavoratori svantaggiati (che devono essere almeno il 30% del totale), di alta qualità dei prodotti. Si è poi potuto visitare diverse strutture dall’agriturismo di Portella della Ginestra alla Cantina Centopassi di San Cipirello, vedendone anche le vigne.

Erica Ardenti

Informativa sul trattamento dei dati personali ai sensi dell’art. 13, d.lgs. n. 196/2003
I dati personali raccolti sono trattati, con strumenti manuali e informatici, esclusivamente per finalità amministrative conseguenti al versamento di contributi a sostegno dell’associazione, per l’invio della pubblicazione periodica e per la promozione e la diffusione di iniziative dell’associazione. Il conferimento dei dati è facoltativo; il mancato conferimento o il successivo diniego al trattamento dei medesimi non consentirà di effettuare le operazioni sopra indicate. I dati personali raccolti potranno essere conosciuti solo da personale specificamente incaricato delle operazioni di trattamento e potranno essere comunicati agli istituti bancari che effettueranno il trattamento dei dati per le finalità relative alla gestione dei mezzi di pagamento e a terzi ai quali sono affidati la predisposizione e l’invio della pubblicazione periodica. I dati trattati non saranno diffusi.