Non dimenticare mai la Cgil, Dino Raccanelli tra i finalisti del Premio Liberetà

Poche pennellate ma chiare e decise. Con queste Dino Raccanelli nel suo racconto breve Non dimenticare mai la Cgil! ci fa rivivere la storia d’Italia e del mondo, perché questo doppio registro c’è sempre, a partire da quando parla della guerra vissuta in casa e dell’altrove di Hiroshima che giunge come un’eco lontana. Ci sono i Rosenberg, la morte di Stalin, Gagarin, il muro di Berlino, la primavera di Praga (solo per citare alcuni fatti) come c’è Wilma Montesi, Coppi e la dama bianca, Marcinelle, le Brigate Rosse come la P2 e tutto questo fortemente intrecciato con la vita di un giovanissimo che diventa uomo, con i rapporti che costruisce primo tra tutti – o quanto meno quello che emerge più fortemente – con lo “zio giovane” e di questo zio seguiamo tutta la parabola, che è la parabola di chi ha combattuto durante la Resistenza con un’idea ben precisa, con dei valori ben precisi. È la parabola di chi ha poi dato la vita al sindacato, che ha dovuto in parte abbandonare le sue scelte perché “Con quello che prendo come segretario della Camera del Lavoro non posso mantenere una famiglia di quattro persone”, di chi, avendo dato tutto per noi altri, alla fine arriva a constatare come “sembro vecchio ma non lo sono”. Frase, quest’ultima, che vale quasi tutto il libro, che racchiude la storia di un’intera generazione, che mi ha commosso e mi commuove di nuovo e suscita in me rispetto per quest’uomo che non conosco.
È importante il modo in cui Raccanelli chiude il libro, col programma della P2 e con la parola Memini. È un monito che ci dice come questi progetti sono tutt’ora validi, attuali, come il volere dello zio giovane sia profondamente valido ancora oggi: “non dimenticare mai la Cgil” e quello che le battaglie della Cgil vogliono dire. Memini, io ricordo e noi attraverso questo libro possiamo e dobbiamo ricordare, possiamo andare a cercare tutte quelle storie, quegli eventi e cercare di comprendere di più il caos di oggi, impegnandoci ancora di più perché si percorrano strade diverse.
Nella foto: Dino Raccanelli con Silvia e Beatrice, le due studentesse del Liceo Agnesi di Merate che hanno fatto parte della giuria lombarda che ha selezionato i cinque finalisti al Premio nazionale Liberetà

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