Sindacalisti e politica. Una ricerca dell’Ires Veneto/ A ciascuno il suo mestiere

I sindacalisti della CGIL credono nel sindacato sopra a qualsiasi altra istituzione ma credono davvero poco, come del resto gli italiani, nella politica. E pensano che ognuno debba fare il suo mestiere. Cioè il sindacalista non deve fare il politico. “Oggi si chiede distinzione. Altrimenti anche il sindacato rischia di essere investito dalla disaffezione del paese e soprattutto dei più giovani” dice Gabriele Ballarino, dell’Università degli Studi di Milano, presentando la ricerca fatta in collaborazione con l’Ires Veneto alla platea dell’XI Congresso della Cgil Lombardia. Commissionata dalle confederazioni lombarda e veneta, l’indagine si è posta l’obiettivo di verificare qual è oggi il rapporto tra “Sindacalisti e politica” in Italia, dopo che, nel corso della storia, lo stesso ha visto fasi alterne di reciproca subordinazione o interdipendenza.
A oltre 1500 donne e uomini delle diverse categorie provinciali e camere del lavoro delle due regioni, di cui il 14% dirigenti o funzionari, il 64% delegati, il 22% operatori del sistema servizi (Inca, Caaf, Uffici vertenze), tutti già con una decina di anni di attività sindacale, è stato somministrato un questionario. E circa 40 giovani sono stati anche intervistati.
Rapporto con il sindacato, visione di politica e istituzioni, orientamenti culturali, senso dell’azione sindacale i temi posti. Se nel sindacato ci crede l’88%, va rilevata la forbice tra over 50 (90,6%) e under 30 (80%), come tra dirigenti (93,6%) e operatori dei servizi (83,9%). Il centro sinistra è senz’altro l’area politica di riferimento (Pd e Sel insieme raggiungono l’84%) ma c’è anche un 5% grillino, ancor più tra i delegati (8,5%).
Netta è l’idea che serva l’intervento dello stato per la tutela dell’ambiente, la protezione sociale e per ridurre le disuguaglianze. Se il 75% ritiene gli immigrati un bene per il paese, che debbano integrarsi lo pensa circa il 58%. Altri punti controversi sono il “trattamento preferenziale” per le donne nel lavoro (57,2%) e il bisogno di un leader forte per l’Italia (46% circa). E anche in casa CGIL, c’è chi pensa che va reso più difficile l’aborto (15,2%).
La CGIL è ritenuta un baluardo della democrazia e se ne coglie “l’utilità sociale. C’è identificazione e orgoglio” afferma Ballarino, sottolineando come solo tra gli operatori dei servizi siano elevate anche le motivazioni di tipo professionale, per sviluppare le proprie competenze. E sono soprattutto loro a esprimere più criticità dentro l’organizzazione. Ma per tutti bisogna partire dai posti di lavoro: rappresentanza, tutela e miglioramento delle condizioni dei lavoratori sono le attività prioritarie. Solo dopo la tutela della fasce più deboli. (t.a.)

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