Bergamo: sulla diminuzione delle risorse agli enti locali, una riflessione dello Spi comprensoriale

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I Comuni bergamaschi, e più in generale quelli lombardi, anche tenendo conto dei tagli nei trasferimenti erariali, aumentano le proprie entrate, non le spendono per intero e uno dei settori più penalizzati è quello dei servizi sociali: a sostenerlo, dati alla mano, è lo SPI-CGIL di Bergamo che ha iniziato a notare la tendenza in occasione di una propria ricerca presentata a fine giugno sulle stime dei volumi di evasione fiscale in Lombardia e a Bergamo.“Abbiamo ritenuto necessario approfondire ulteriormente la questione e inquadrare in maniera più precisa questo ‘fenomeno’, andando oltre nella nostra indagine e impegnandoci in un più approfondito studio (qui in allegato) basato sull’analisi dei bilanci preventivi e consuntivi degli ultimi anni, certificati dal Ministero dell’Interno ed integrata da dati  del Ministero dell’Economia e delle Finanze” spiega oggi Gianni Peracchi, che guida il sindacato dei pensionati della CGIL provinciale.Dall’ulteriore approfondimento dello SPI emerge che la forbice tra maggiori entrate e minori uscite è, sostanzialmente, al netto dei vincoli posti dal Patto di Stabilità: “Infatti, nella ricerca che abbiamo commissionato all’IRES e che inviamo alla stampa oggi si conferma un dato già da tempo noto e cioè che tra il 2009 e il 2012, se consideriamo i bilanci preventivi, o il 2011 se consideriamo quelli a consuntivo, c’è un crollo verticale delle spese per investimenti” continua Peracchi. “La forbice tra maggiori entrate e minori uscite, oggettivo elemento di criticità, non mette minimamente in discussione la centralità e l’importanza che il sistema delle autonomie locali hanno nel territorio e, conseguentemente, nelle politiche negoziali e rivendicative delle organizzazioni sindacali. Per essere più esplicito non si vuol muovere alcun rilievo polemico all’insieme dei Comuni, ferme restando le singole realtà virtuose o meno, ma solo mettere in risalto dati che possono sollecitare qualche riflessione più articolata rispetto all’opinione comune e diffusa della continua diminuzione di risorse nel territorio. I dati parlano chiaro: aumentano le entrate correnti, aumentano di poco le spese correnti, anzi in misura assai inferiore, al di sotto dell’inflazione se si scorporano i dati del Comune capoluogo. Soprattutto, però, diminuiscono le spese per il sociale”. Questo accade anche mettendo in conto qualche elemento correttivo: il sindacato si riferisce a eventuali esternalizzazioni a soggetti terzi della gestione in autonomia di segmenti di politiche sociali (da non confondere con la gestione associata nei piani di zona).“Gli scostamenti  non sono drammatici, ma collocano la nostra provincia al penultimo posto in regione per quanto riguarda la spesa sociale pro-capite e indicano una forbice ingiustificata tra ricavi e costi, in particolare, ribadisco, per quanto riguarda il settore dei servizi sociali. Se a questo aggiungiamo che Bergamo nel suo insieme, quindi con tutte le ponderazioni possibili e immaginabili che un ragionamento sulla media dei dati impone nel valutare le singole realtà, non è in una buona posizione neppure sul versante della lotta all’evasione fiscale né su quello della progressività delle addizionali locali, si può ben intuire come queste considerazioni non possano orientare la nostra negoziazione con i Comuni. Un terreno sul quale ci stiamo già muovendo insieme a FNP-CISL e UILP-UIL ed alle confederazioni sindacali

 

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