Bergamo. Venerdì un presidio dei sindacati dei pensionati!

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Chiedono una “radicale svolta nelle politiche economiche e sociali realizzate dai Governi in questi ultimi anni” ma anche di “migliorare in maniera sostanziale i provvedimenti contenuti nel Decreto Legge di Stabilità, recentemente varato dal Consiglio dei Ministri”: i sindacati dei pensionati SPI‐CGIL, FNP‐CISL e UILP‐UIL si mobilitano e scendono nelle piazze di tutta la Lombardia, Bergamo compresa. Nel capoluogo orobico il presidio unitario si terrà venerdì 25 ottobre, dalle 10 alle 12, davanti a Palafrizzoni, in piazza Matteotti.
“Ormai alla fine del quinto anno della più grave crisi che ha colpito l’Italia negli ultimi settant’anni, i lavoratori dipendenti e i pensionati con le loro famiglie hanno subito più di altri gli effetti delle politiche economiche imposte al nostro Paese per evitarne il fallimento” dicono i tre segretari generali provinciali Gianni Peracchi dello SPI-CGIL, Michele Bettoni di FNP-CISL e Sebastiano Testa di UILP-UIL. “È così avvenuto che le nuove tasse, sia nazionali che locali, l’incremento del costo della vita e dei servizi pubblici, la perdita di oltre un milione di posti di lavoro abbiano portato alla povertà milioni d’italiani. Nel nostro Paese il 75% dei pensionati non raggiunge i 1.300 euro lordi al mese di pensione, malgrado si tratti spesso di persone che sostengono figli e nipoti, vittime della mancanza di lavoro. Le famiglie di chi non è autosufficiente non hanno ricevuto adeguate risposte alle loro richieste, mentre le rette delle Rsa registrano incrementi in ogni parte della nostra Regione. I contenuti del Decreto Legge di Stabilità non bastano. Per questo scendiamo insieme nelle piazze e chiamiamo alla mobilitazione (oltre che le Confederazioni che ugualmente giudicano inefficace la manovra per far uscire l’Italia dalla recessione) tutti gli anziani che chiedono di vivere in un Paese in cui torni la speranza in un futuro migliore”.

SPI‐CGIL, FNP‐CISL, UILP‐UIL chiedono al Governo:
– la riduzione delle imposte sui redditi da lavoro e da pensione;
– la rivalutazione di tutti i trattamenti pensionistici, compresi quelli superiori a tre volte il minimo, bloccati negli ultimi due anni secondo il meccanismo di rivalutazione precedente al blocco e cioè: rivalutazione al 100% della pensione fino a tre volte il minimo, del 90% sulla parte tra tre e fino a quattro volte il minimo, del 75% sulla parte di pensione tra quattro e fino a sei volte il minimo;
– l’adeguamento delle prestazioni pensionistiche al reale aumento del costo della vita;
– l’aumento del fondo nazionale per la non autosufficienza: un provvedimento atteso da anni nel nostro Paese;
– una seria ed efficace lotta all’evasione fiscale, al fine di recuperare risorse da destinare alle politiche sociali;
– la modifica della legge Fornero, rendendo l’età pensionabile più flessibile, a partire dai lavori usuranti;
– l’adozione di scelte finalizzate alla riduzione dei costi della politica.

“Nel contempo chiediamo alla Regione e alle Amministrazioni Comunali” concludono i tre sindacalisti, “di concorrere con maggiore impegno alla tutela delle fasce meno abbienti: chiediamo politiche di sostegno al reddito e servizi a misura delle difficoltà delle persone e delle famiglie. Ai soliti ‘ignoti’ si chiede poco o nulla anche con questa manovra economica, ai soliti ‘noti’ (lavoratori e pensionati) arrivano solo poche briciole”.

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