Mantova: direttivi unitari Spi-Fnp-Uilp sulla contrattazione sociale

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La negoziazione sociale nel mantovano da molti anni rappresenta un punto di forza dell’attività sindacale, finalizzata a tutelare la parte più fragile della cittadinanza, attraverso una rete che coinvolge tutte le nostre strutture locali e i coordinatori di zona, in diretta collaborazione con le Segreterie territoriali di CGIL – CISL – UIL, Pensionati e Confederali.
Tale attività si svolge a partire dalla costruzione di una piattaforma condivisa da sottoporre prima del bilancio di previsione all’attenzione dei Sindaci per orientarne le scelte.
Nel 2018 si è aperto il confronto con 52 comuni, per un totale di circa 100 incontri e con il risultato della sottoscrizione di 34 verbali di accordo e 18 di incontro, un risultato che conferma sostanzialmente quello dello scorso anno.
Il risultato del nostro lavoro ha riguardato circa 350.000 cittadini della Provincia di Mantova. Sedici i Comuni che hanno approvato il bilancio senza incontro, né accordo: Acquanegra sul Chiese, Casaloldo, Casalromano, Castelbelforte, Guidizzolo, Marcaria, Mariana Mantovana, Piubega, Pomponesco, Redondesco, Rivarolo Mantovano, Rodigo, Serravalle a Po.
Tre di questi Pieve di Coriano, Revere e Villa Poma l’incontro non è stato possibile a causa dello scioglimento per la costituzione di un nuovo Comune (Borgo Mantovano).
L’apertura dell’attività di negoziazione è stato il confronto, a metà novembre che poi porterà al verbale di accordo, con il comune di Mantova. Si tratta di un’intesa importante sia per la valenza istituzionale in quanto Comune Capoluogo, ma soprattutto per i suoi contenuti, che ha inciso molto sulle politiche di redistribuzione del reddito.
Infatti la soglia di esenzione dell’addizionale comunale a 22.000 euro è la più alta della provincia, e l’aliquota è tra le più basse della provincia: 0,40%; si è definito un elevato stanziamento per il welfare locale (circa tre milioni di euro per servizi ad anziani e disabili), per le politiche di contrasto alla povertà (1.150.00 euro), sono stati assegnati 200.000 euro per tirocini ed incentivi per i giovani dai 16 ai 29 anni, nonché 90.000 per reinserimento lavorativo di persone disoccupate over 50.
Spesso il perdurare della crisi ha fatto pensare che come unica soluzione ci fosse quella di tagliare sullo stato sociale, considerato un fardello pesante e un costo da limare. I fondi nazionali per gli interventi sociali distribuiti alle regioni sono diminuiti e risultano sempre residuali rispetto ai bisogni reali.
Ormai per le amministrazioni comunali non esistono più servizi consolidati e scontati, tutti possono essere rivisti e messi in discussione in funzione delle risorse: da quelli per gli anziani, i più elementari come il SAD, i pasti a domicilio, il trasporto protetto, fino a quelli più articolati che mettono in campo le tutele per garantire la domiciliarità il più a lungo possibile, come i centri diurni o gli ADI, a quelli per i minori , come il servizio di trasporto scolastico o la mensa, al piano per il diritto allo studio, all’edilizia scolastica pubblica, a quelli per il benessere e i buoni stili di vita della popolazione . Così come pesa sempre di più la spesa per i ricoveri nelle strutture protette di anziani, disabili e minori.
La lotta all’evasione fiscale costituisce uno strumento efficace, oltre che per garantire equità, per recuperare risorse e reinvestirle nei servizi: da segnalare esperienze virtuose già realizzate da parte di alcuni Comuni, come Asola, Curtatone, Suzzara, che nel recupero dell’evasione fiscale, in particolare IMU ed ex ICI, hanno contrastato l’evasione fiscale, riportando alla luce importati risorse per le casse Comunali e reso più giusto il sistema fiscale locale.
La questione abitativa pubblica continua ad essere una vera e propria emergenza ed i modelli di risposta costruiti attorno ad essa vanno rivisti, in una logica differente dal passato. Non solo perché di edilizia pubblica non se ne è parlato più per molto tempo, ma perché è diventato indispensabile adottare politiche abitative regionali e locali orientate all’housing sociale: dove l’edilizia pubblica diventa un fattore di risposta abitativa e di salvaguardia del tessuto urbano e sociale di un territorio.
Parlare di casa oggi vuol dire anche parlare di integrazione sociale, perché la questione abitativa è condizionata dai processi di precarizzazione e di impoverimento sociale. A tutti i Comuni è stato chiesto di procedere con un fondo sostegno affitti soprattutto per intervenire in casi di morosità incolpevole.
Attenzione particolare è stata destinata anche alle risorse destinate all’istruzione, attraverso il piano del diritto allo studio elaborato in stretta intesa con le scuole del territorio, e all’edilizia scolastica. Parallelamente si è posta la richiesta di servizi di pre e post scuola, insieme al trasporto scolastico, per garantire alle famiglie una migliore possibilità di conciliazione fra le esigenze familiari e gli impegni di lavoro.
Aumentato anche l’impegno per i minori, dal momento che tutti i Comuni registrano un preoccupante incremento di casi di disagio fra gli adolescenti.

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