Mantova.La vita rustica: non solo storia di un’epoca

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La vita rustica – Squarci di vita è l’ultima ‘fatica’ di Dino Raccanelli, un libro che è tra i migliori di quelli da lui scritti, che raccoglie in 310 squarci un mondo, un’epoca.
La presentazione è stata fatta sabato 23 febbraio presso la Biblioteca comunale di Schivenoglia, organizzata da Albino Pinzetta, segretario lega Spi Poggio Rusco. Dopo il saluto della sindaca Federica Stolfinati, insieme a Danilo Bizzarri abbiamo discusso con Raccanelli della sua opera, una discussione che si potrebbe definire corale visto i numerosi interventi del pubblico presente. Alla fine Enrica Chechelani ha portato il saluto, e anche un valido contributo, per la segreteria Spi di Mantova.
Sin dalle prime righe siamo immersi nella realtà della campagna mantovana del dopoguerra: ci imbattiamo nella mietitura come nella trebbiatura, nello sfogliare le bietole piuttosto che gli olmi, nella mongitura e nel beverare, nella vendemmia e nella follatura. E viviamo la vita della borgata, gli antichi giochi, i personaggi caratterizzati dal soprannome che tutto dice di loro. Un mondo sconosciuto per chi non l’ha vissuto e, soprattutto, per i giovani a cui Raccanelli lo racconta, mostrando come negli anni questo mondo scompaia, tanto da fargli dire alla fine: “faccio un giro per la campagna dietro casa e vedo quel che vedo. Me lo posso immaginare com’era una volta, perché adesso non c’è più”. L’ultima parte del libro è, infatti, il contraltare della prima: man mano fanno la loro comparsa i macchinari che sostituiscono il lavoro dell’uomo, i diserbanti, la monocultura che cancella la ricchezza delle coltivazioni. Ma a che prezzo? Quale mondo lasciamo ai più giovani? È una delle preoccupazioni che l’autore tra le righe esprime.
La vita rustica però non è solo questo. Come sempre, in brevi flash, compaiono anche i grandi accadimenti di quegli anni: il ’68, la guerra in Vietnam, l’uccisione di Allende e quella di Moro, la caduta del Muro di Berlino.
E se dal punto di vista dello stile, dell’uso del dialetto, il libro rappresenta il momento più alto della scrittura di Raccanelli, c’è anche una novità: è un testo molto intimo, dove l’uomo per la prima volta si svela. Si svela nel modo in cui racconta come la scrittura e il bisogno di essa man mano si impadroniscano di lui – se non scrivo sto male – e soprattutto negli squarci in cui racconta della sua vita con Silva, figura che sottilmente pervade tutto il racconto. Si può dire che sia anche un meraviglioso omaggio alla donna che gli è stata accanto e che sempre gli ha infuso coraggio e forza. Per un lettore attento un libro che è sì storia di un’epoca e di una grande famiglia ma anche una meravigliosa storia d’amore.

Erica Ardenti.

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