Mantova:In provincia di Mantova 4mila persone colpite da demenza di cui la metà soffre di Alzheimer. L’85% dei malati rimane in famiglia

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Sono circa 4mila le persone che in provincia di Mantova soffrono di patologie collegabili alla demenza e la metà di questi, circa 2mila, sono malati di Alzheimer. L’85% di loro rimane in famiglia e il resto si affida alle cure di strutture apposite. Sono questi i dati principali emersi questa mattina nel corso del convegno sull’Alzheimer “Non ti scordar di me” organizzato dallo Spi Cgil di Mantova e Bolzano. A parlarne si sono alternati nel corso della mattinata, coordinati da Enrica Chechelani della Segreteria Spi Cgil di Mantova, il segretario dello Spi Cgil di Mantova Carlo Falavigna, quello dello Spi Cgil di Bolzano Gastone Boz, l’assessore al welfare di Mantova Andrea Caprini, la direttrice socio-sanitaria di Ats Valpadana Carolina Maffezzoni, il professor Marco Trabucchi presidente dell’Associazione Italiana di Psicogeriatria e Direttore Scientifico Grg di Brescia. 
 
Nel corso del convegno si è fatto il punto sullo stato della malattia, sulla sua diffusione a livello nazionale e con particolare focus sul nostro territorio, sull’assistenza ai malati, sulle prospettive di cura e assistenza che possono mettere in campo le varie realtà coinvolte e lo Spi Cgil ha anche declinato una serie di proposte utili a migliorare la vita di chi soffre di queste patologie e anche delle loro famiglie. Sì, perché è emerso chiaramente dai vari interventi previsti nel convegno che la dimensione della demenza e del morbo di Alzheimer è familiare e sociale perché quando una persona ne viene colpita è fondamentale la rete di aiuti in grado di assisterla. Il morbo di Alzheimer è la forma più comune di demenza generativa invalidante con esordio prevalentemente oltre i 65 anni di età, ma che può manifestarsi anche in epoca precedente. Viene definita come una malattia progressiva e degenerativa che pregiudica la capacità dell’individuo rendendolo, poco  a poco, incapace di una vita normale. 
 
Si stima che, a livello mondiale, 1 persona ogni 85 svilupperà la malattia. In Italia oltre 1,2 milioni di persone soffrono di demenza e di quesiti circa la metà, 600mila, soffre di Alzheimer e nel 73,9% dei casi si tratta di donne. A livello locale il quadro è stato definito dai dati forniti dell’Ats Valpadana spiegati al convegno dalla dottoressa Maffezzoni. Nei territori interessati dai servizi dell’Ats Valpadana, le province di Mantova e Cremona, sono oltre 10mila le persone che soffrono di demenza e di queste quasi 5mila soffrono di Alzheimer. A livello provinciale, come detto, in provincia di Mantova la demenza colpisce circa 4 mila persone di cui la metà soffre proprio di Alzheimer. Altro dato interessante è quello relativo all’assistenza. E’ emerso, infatti, che l’85% delle persone che soffrono di demenza, Alzheimer compreso, sono assistite in famiglie e non presso strutture dedicate.
In provincia di Mantova ne abbiamo cinque con il nucleo Alzheimer all’interno per un centinaio di posti dedicati e liste d’attesa che vanno dai 108 ai 110 posti. Il professor Trabucchi, tra i massimi esperti di demenza e Alzheimer, ha sottolineato l’importanza di riuscire a creare una Comunità Amica delle Fragilità in grado di intercettare sul nascere le persone colpite da questa malattia che troppo spesso non vogliono ammettere di avere dei problemi, trascinandosi in un tunnel pericoloso che coinvolge anche le loro famiglie. Quando ci sono, perché un altro dei grossi problemi legati a questo tipo di patologie è la solitudine che è componente fondamentale dei disperati gesti di omicidio/suicidio legati alla demenza e che coinvolgono coppie i cui uno dei due elementi soffre di demenza o Alzheimer. Sono stati 22 i casi lo scorso anno.. Trabucchi ha anche evidenziato l’importanza di riconoscere l’Alzheimer come una malattia e non come un invecchiamento precoce e in tal senso è importante che i medici di famiglia entrino in quest’ottica. Per questo è importante che il personale medico e paramedico sia adeguatamente formato.
 
Anche l’assessore alle politiche sociali del Comune di Mantova, Andrea Caprini, ha sottolineato come l’Alzheimer sia una malattia dalla dimensione familiare e sociale e ha evidenziato come il rifiuto della stessa renda difficile aiutare le persone sole e anziane che ne sono colpite. A tal proposito Caprini ha detto che il suo assessorato sta ultimando una mappatura degli ultra 90enni residenti in centro storico per entrare in contatto con loro e far saper che in caso di necessità possono contare sui servizi sociali comunali. Altra iniziativa sulla quale il Comune sta lavorando è l’istituzione di una Comunità Amica della Demenza, già citata da Trabucchi, in grado di intercettare e sostenere il malato.
Infine i due segretari di Spi Cgil Mantova e Bolzano, dove il 13 giugno il convegno sarà replicato, hanno elencato gli interventi che, a loro parere sono fondamentali per migliorare la vita e l’assistenza delle persone malate di Alzheimer. Fra questi: predisporre e finanziare politiche di prevenzione, da assegnare ai territori, tendenti all’assunzione di modelli e di stili di vita propedeutici al rallentamento dell’insorgenza della patologia dell’Alzheimer e, più in generale, al processo di invecchiamento della popolazione. Imputare alla sanità regionale il totale carico dei costi relativi alla cura dell’Alzheimer che, è una malattia e in tal senso vanno anche aumentate le capienze degli attuali nuclei Alzheimer e va creata nuova ricettività. In quest’ottica anche nelle liste di attesa nelle strutture i malati di Alzheimer devono avere la precedenza. Importante anche la formazione degli operatori che esercitano nelle strutture e anche di quelli che si recano a domicilio.

 

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