Sondrio.I pasticci dell’Inps di Sondrio

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La sede Inps di Sondrio, per diverse ragioni tra le quali, bisogna riconoscerlo, la carenza di personale, non manca però di distinguersi, in senso negativo, in alcuni comportamenti non giustificabili. Dopo la bufera che, un anno fa, ha visto l’arresto del direttore per corruzione, ora dall’Istituto stanno giungendo a diversi pensionati richieste di restituzione di somme relative a periodi di lavoro per i quali non risultano i contributi previdenziali versati. Più in dettaglio, si tratta di pensionati che si erano visti riconosciuti,ai fini pensionistici, periodi di lavoro, normalmente a tempo determinato, che risultavano dal libretto di lavoro, ma non negli archivi dell’Inps, per ragioni non sempre facilmente spiegabili, che vanno dall’errore, al mancato versamento da parte dei datori di lavoro.
Ora la solerte direzione Inps sta chiedendo a questi pensionati, in qualche caso in pensione da venti anni, di produrre prove documentali certe, quali testimonianze
di persone terze o altri documenti, che attestino che il periodo contributivo “non risultante” sia stato effettivamente lavorato. Queste “pezze giustificative”, però, sono spesso ben difficili da trovare perché si riferiscono ad un periodo lavorativo molto
lontano. In mancanza di queste prove, l’Inps chiede la restituzione delle somme percepite e il ricalcolo, con relativo taglio, della pensione percepita. Una autentica
ingiustizia, perché nessuno può negare che vi sia stato il rapporto di lavoro che risulta dal libretto personale e che dovrebbe attestare anche che si sia trattato di lavoro “in regola”. Insomma, un modo di comportarsi assolutamente non accettabile, perché
non si può prima riconoscere un rapporto di lavoro ai fini pensionistici e poi cambiare idea dopo tanti anni senza alcuna valida ragione. Ci faremo sentire!

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