3 Aprile 2017, Attivo Spi Lombardia:La Carta dei diritti universali del lavoro … il nostro impegno continua. Il racconto dell’iniziativa.

La Carta dei diritti universali del lavoro … il nostro impegno continua, questo il tema dell’attivo Spi Cgil Lombardia che si è tenuto nella mattinata del 3 aprile presso il Palazzo delle Stelline a Milano, in una sala gremita di pubblico arrivato da ogni provincia. Un confronto cui hanno partecipato i giovani dirigenti di diverse Camere del lavoro della Lombardia e da alcuni segretari degli Spi territoriali intervenuti dopo la relazione fatta da Stefano Landini, segretario generale Spi Lombardia, mentre le conclusioni sono state affidate a Vincenzo Colla della segreteria nazionale Cgil.
La relazione di Landini
“Questa Europa ha bisogno di più Europa, di un programma che sia capace di rispondere alla domanda di crescita economica, di investimenti, di lavoro”, Landini ha iniziato subito con uno dei problemi centrali che ha trovato riscontro in tutti gli interventi che si sono seguiti; il tema Europa, lavoro, welfare è ormai imprescindibile da qualsiasi discorso, strategia si voglia mettere in campo anche per quello che riguarda la Carta dei diritti che non può essere letta solo nell’ambito ristretto del nostro paese.
“Affrontare le sfide della crescita, recuperando il meglio della tradizione sociale europea, del suo modello di welfare, mettendo al centro la protezione sociale, la riduzione delle diseguaglianze e della povertà – ha detto Landini – Su questi temi ci si gioca la crisi di fiducia verso le istituzioni comunitarie. Fiscal compact, bail in, la convergenza dei bilanci hanno lasciato sul terreno molte vittime, tanto che i sentimenti anti euro stanno lievitando, sull’onda dei cosiddetti populisti”. Accanto a questo centrali i temi della crisi della politica e, quindi, della democrazia, la tentazione di sostituire il parlamento con la piazza, la possibilità che le destre si riprendano spazi importanti ma centrale soprattutto il richiamo al ruolo del sindacato: “abbiamo ben presente che al sindacato non spetta organizzare la politica, noi possiamo condizionarne la direzione di marcia”, ha sottolineato Landini ripreso poi da quasi tutti gli intervenuti. In questo contesto la Carta dei diritti diventa: “Una proposta di rango costituzionale , niente di tattico, una proposta strategica per mettere il lavoro nelle priorità dell’agenda politica del paese. La Cgil è in campo per aiutare il lavoro a uscire dalla sua svalutazione. Il risultato ottenuto su voucher e appalti non va regalato a nessuno. È frutto di un grande impegno che anche nella nostra regione ha coinvolto tutta l’organizzazione. Questo primo risultato, ci sprona ancor più a conquistare la Carta, che ha l’ambizione di estendere i diritti a chi non li ha, scriverne di nuovi, dare garanzie di partecipazione attiva ai lavoratori nella definizione dei contratti collettivi, sottoscritti attraverso regole generali sulla rappresentanza e sulla democrazia nei luoghi di lavoro”.
In questo contesto si situa la manifestazione del prossimo 8 aprile a Roma al teatro Brancaccio. Una manifestazione, come ha detto Landini, dove valutare i risultati raggiunti ma anche dove discutere della strategia da seguire da qui in poi, soprattutto in relazione alla seconda fase della trattativa col governo per l’attuazione del protocollo siglato nel settembre scorso: sistema delle pensioni e pensione di garanzia, perequazione sono materie su cui saldare interessi e politiche dove le generazioni si incontrino e costruiscano insieme un nuovo modello.
“Oggi – ha concluso il segretario generale Spi – abbiamo invitato alcuni dirigenti delle Camere del lavoro e delle categorie della Lombardia. La loro carta di identità gli assegna una prospettiva entro la quale i nuovi diritti universali, che rivendichiamo, possano essere un nuovo terremo entro cui collocare il sempre più difficile ruolo del sindacalista. La nuova Carta sarà per loro quello che lo Statuto, che noi abbiamo conquistato, è stato per noi. Una conquista che ci ha permesso di far varcare alla democrazia la soglia dei cancelli delle fabbriche.
Credo che questo sia il miglior augurio che vi possiamo fare.”

Il dibattito
Giacomo Licata, Daniele Soffiati, Massimo Bonini, Debora Roversi, Jorge Torre, (rispettivamente segretari generali delle camere del lavoro di Como, Mantova, Milano, Pavia, Ticino Olona) e Alessandro Pagano e Stefano Malorgio (segretari generali rispettivamente della Fiom e della Filt lombarde) hanno posto l’accento sulla centralità del lavoro che deve essere un, se non il, tema centrale dell’agenda politica. Lavoro che oggi è sottopagato, povero di tutele come hanno dimostrato con chiari esempi Licata e Soffiati che nella Carta dei diritti vedono una grande intuizione della Cgil, uno strumento per disegnare un nuovo modello di società, una proposta su cui riaggregare il paese, le generazioni: “una scelta strategica della Cgil che segna un’inversione di tendenza poiché sancisce diritti per tutti i lavoratori”. Il risultato ottenuto col decreto legge del 17 marzo, che risponde alle richieste referendarie della Cgil. deve però considerarsi un punto di partenza non di arrivo. È Massimo Bonini che delinea una strada da seguire, strada che parte dalla ricerca di un nuovo rapporto unitario con Cisl e Uil e che passa attraverso un rilancio della negoziazione, della formazione, della partecipazione anche attraverso la bilateralità ma soprattutto attraverso un ruolo più forte delle Camere del lavoro. Roversi si è soffermata sul rapporto coi giovani: “non solo i giovani più politicizzati e acculturati, non solo i giovani operai delle grandi logistiche con basso livello scolastico verso cui dobbiamo riprendere in mano il nostro ruolo sociale di formazione, ma anche e soprattutto i giovani nerd, ovvero quelli che non studiano perché hanno abbandonato la scuola, che non lavorano, che passano le serate davanti ai centri commerciali. Come raggiungerli? È a loro che la politica deve dare risposte attraverso agevolazioni al lavoro, formazione specialistica”. E un monito a guardare i cambiamenti in atto nel mondo del lavoro. Invito colto al volo da Jorge Torre che ha sottolineato come il non aver saputo leggere in tempo i cambiamenti avvenuti abbia reso poi più difficile il dialogo, per esempio spiegare cosa significhi fare contrattazione a chi accusa il sindacato di essere pagato dal governo.  “Come ricomponiamo il mondo del lavoro è una sfida anche per noi – ha detto Torre – Dobbiamo provare a ripensare il modo con cui facciamo sindacato, dobbiamo mettere la politica nelle sedi, non fare solo pratiche”.
“Dobbiamo ridefinire il quadro delle nostre priorità, avere coraggio e affrontare la fatica di andare controcorrente perché la scelta della Carta dei diritti è un andare controcorrente  – ha sostenuto poi Malorgio – La Carta è lo strumento che la Cgil si è data e che ha i suoi pilastri nei temi del lavoro, welfare e redistribuzione della ricchezza”. “La Carta rimettendo al centro il lavoro riprende uno dei diritti che stanno alla base della nostra Costituzione  – ha sottolineato Pagano – Il nostro progetto è alternativo a quello proposto dal governo negli ultimi anni che ha mirato allo smantellamento dei diritti e, considerato che questo disegno non è cambiato, noi abbiamo ancora molto da fare”.
Gli interventi di Pinuccia Cogliardi, segreteria Spi Lecco, e Augusta Passera, segretaria generale Spi Bergamo, hanno teso a sottolineare l’importanza di un’alleanza fra le generazioni, del perché lo Spi sia pienamente dentro la battaglia per il lavoro, per i diritti e per questo si sia da subito impegnato in mille assemblee per discuterne con tutti i suoi iscritti. Una battaglia che restituisce a tutti l’orgoglio di appartenere alla Cgil. Un orgoglio che però non può far dimenticare il bisogno di un coinvolgimento più ampio nella società, fra cittadini e studenti. È stato questo il cuore dell’intervento di Alessandra Del Barba, Spi Brescia, che ha sottolineato come i giovani rispondano più che positivamente quando si parla e si propongono idee e modelli per una società diversa. Mentre un salto in avanti l’ha fatto Pietro Albergoni quando, concludendo il suo intervento, ha voluto richiamare l’attenzione sul prossimo congresso Cgil: “Le nuove politiche contrattuali e organizzative dovranno essere al centro del nostro dibattito, il congresso dovrà essere il terreno che ci permetterà di fare quelle scelte che non sono state fatte né durante l’ultimo congresso né durante la conferenza di organizzazione”.
Le conclusioni di Colla
Un dibattito, dunque, ricchissimo che il segretario Vincenzo Colla ha poi concluso con un intervento di ampio respiro. “Non governare l’innovazione significa indebolirsi, non possiamo permetterci di essere solo una Cgil che tratta di cassa integrazione o licenziamenti, che è quella che piace di più alle controparti”, ha esordito Colla che ha poi tracciato un quadro della situazione dove c’è sempre una maggiore polarizzazione, una crescente disuguaglianza in cui “la bolla di lavoro povero si allarga sempre più”. Una situazione dove le multinazionali come Apple, Fb, Amazon, Google – che da sole fanno il Pil del nostro paese – “decidono e non discutono, su di loro non riusciamo a incidere per quel che riguarda la redistribuzione della ricchezza prodotta”. Ci troviamo in una situazione di “vuoto di potere della democrazia che determina in negativo anche il nostro ruolo nella società. L’Italia ha perso dal 2008 il 25% del manifatturiero, ciò significa per un paese come il nostro lo scontro tra i lavoratori stessi che accettano di tutto pur di lavorare. Dobbiamo ricostruire il ceto medio, porre mano al deficit d’innovazione, alla svalutazione del lavoro, alla crisi del welfare”.
Molti pericoli vengono da una possibile vittoria della Le Pen in Francia, quindi dall’affermarsi di un modello nazionalista, che schiaccia insieme al protezionismo di Trump un paese come il nostro, così come l’Europa a due velocità rischia di tramutarsi in un’Europa del sud povera contro un’Europa ricca con in mezzo i paesi dell’Est che ultimamente si sono dimostrati molto poco europeisti. A fronte di questo ci sono anche le elezioni in Germania dove il programma di Schultz si basa, per quel che riguarda il lavoro, sulla rivoluzione che porta l’industria 4.0.
“La Carta, il tema dei diritti del lavoro e l’inclusività come modello sono dunque ciò che la Cgil propone perché il paese possa tornare ad essere competitivo” ha detto Colla che ha sottolineato come i giovani col voto del 4 dicembre scorso abbiano bocciato una politica che non dava risposta ai loro bisogni: “I giovani sono il più grande investimento pubblico che stiamo consegnando ad altri paesi, dall’America alla Germania. Se loro se ne vanno se ne va un pezzo dell’innovazione di questo paese”.
“Il 5 aprile tutta la segreteria è convocata in Commissione lavoro del parlamento per discutere della Carta – ha continuato – vogliamo e dobbiamo fare alleanze dentro il parlamento e fuori, dobbiamo aprire una nuova discussione con Cisl e Uil perché interi pezzi della Carta possono essere unitari”. In questo senso va letta anche l’iniziativa del prossimo 8 aprile: “Evitare l’isolamento della Cgil nella seconda fase della trattativa, cercare un rapporto unitario, riaprire la vertenza sugli ammortizzatori sociali, trovare una strategia sulle pensioni dove il gioco non può essere di sponda, discutere di welfare contrattuale, specificare cosa sia il lavoro occasionale senza fare strafalcioni che permettano alle imprese di tirar giù anche chi ha diritti, discutere di innovazione, di lavoro 4.0. Sono questi tutti temi – ha concluso Colla –  da portare avanti insieme coinvolgendo, visto che qualche spiraglio di interesse lo mostrando, anche Confindustria”.

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