A proposito di : Nuovi ricchi e povertà diffusa nel tempo della crisi di Stefano Landini

Il Presidente degli Stati Uniti Obama, nel suo discorso all’Unione, ha proposto di innalzare  le tasse sugli americani molto ricchi, introdurre una nuova imposta su banche e istituzioni finanziarie con più di 50 miliardi di dollari di asset e portare al 28 per cento le tasse sulle rendite finanziarie; le risorse ricavate da queste misure serviranno per tagliare le imposte alle famiglie con redditi  medi e bassi , per dare accesso gratuito ai college pubblici a milioni di giovani americani, per investire in infrastrutture – fisiche e digitali – e per rafforzare il sostegno sociale dei cittadini.
Sono misure che da anni sosteniamo come movimento sindacale nel nostro paese, la proposta di introdurre una patrimoniale sulle grandi rendite finanziarie è stata presentata nei nostri ultimi congressi e nel piano del lavoro della Cgil.
La lunga crisi, prima finanziaria poi divenuta economica e sociale, ha provocato l’incremento esponenziale delle diseguaglianze sociali, i pochi ricchi detengono sempre maggior ricchezza, gli altri diventano sempre più poveri.
La scomparsa del ceto medio rappresenta uno dei fenomeni di questi anni, lo dimostrano i dati sulle nuove povertà. Cittadini che sino alla fine del decennio scorso possedevano redditi in grado di consentire loro e ai propri famigliari un  buon livello esistenziale si trovano ridotti nella povertà a causa della perdita del lavoro.
Pensiamo,anche ai nostri pensionati, in pochi anni il reddito derivato da pensione ha visto perdere il 30% del potere d’acquisto, milioni di anziani sono costretti a vivere con meno di 1000 euro al mese al prezzo di grandi sacrifici e spesso e volentieri sono costretti a rinunciare alle cure sanitarie o a quelle dentistiche.
La Corte dei Conti, presentando il rapporto sul contenimento della spesa pubblica nel periodo 2008-2013 , ha sottolineato come queste manovre hanno colpito la spesa sanitaria e i servizi essenziali offerti ai cittadini, una situazione che va a discapito delle fasce di popolazione maggiormente colpite dagli effetti della crisi.
In questo contesto non è più rinviabile nel nostro paese una vera riforma fiscale accompagnata da una lotta senza quartiere agli evasori, che sottraggono ingenti risorse alla collettività intera. Lo Spi Cgil, unitamente agli altri sindacati dei pensionati, nelle piattaforme presentate in questi anni, ha posto al centro della sua iniziativa questo tema, chiedendo in primis la riduzione del carico fiscale sul lavoro e sulle prestazioni pensionistiche.
Sino ad oggi non abbiamo ricevuto risposte da parte dei governi che si sono succeduti in questi anni,  ma noi continueremo  a riproporre  questo tema  con forza in questi mesi, in quanto siamo convinti che la lotta alle diseguaglianze rappresenti il primo dovere di una organizzazione come la nostra.
Nel contempo ben ha fatto la nostra segretaria generale Carla Cantone nel riproporre il tema di una riforma del sistema pensionistico italiano. Condividiamo le sue parole:”Perché si sta impedendo ad una intera generazione di andare in pensione chiudendo lo spazio per nuovi posti di lavoro, perché esistono ancora gli esodati e perché i giovani non hanno alcuna certezza sul loro futuro previdenziale”.
Su questi temi l’impegno dello Spi Lombardia non è venuto mai a mancare, nelle prossime settimane riprenderemo la nostra mobilitazione per ottenere una maggior giustizia sociale nel nostro paese.

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