Bergamo 20 Settembre: Assemblea donne Spi Lombardia la cronaca a cura di Erica Ardenti.

È stata acquisita la parità dalle donne per quel che riguarda il mondo del lavoro, i diritti, la conciliazione dei tempi? E quanto la Carta dei diritti universali tiene conto del lavoro delle donne con le giuste e opportune tutele? Da queste domande, poste dalla responsabile del Coordinamento donne SPI Lombardia, è partita la riflessione delle donne dello SPI regionale stamane a Bergamo in occasione dell’Assemblea tenuta in preparazione di quella nazionale del prossimo novembre.
A discutere sono state invitate Tiziana Vettor, presidente del Comitato unico di garanzia dell’università Milano Bicocca, Graziella Carneri, segreteria Cgil lombardia, Stefano Landini, segretario generale SPI Lombardia, e Lucia Rossi, segreteria nazionale SPI, che ha anche offerto alcune anticipazioni sui temi di cui si discuterà all’assise nazionale.Carolina Perfetti, dopo aver introdotto i lavori ricordando anche il prezioso lavoro svolto nei vari territori lombardi in questi anni, ha subito dato la parola a Tiziana Vettor.
“Un documento monumentale, che conta quasi cento articoli”, ha detto subito la studiosa parlando della Carta dei diritti – sottolineando come con questa Carta la Cgil non si sia limitata a parlare di diritti solo in campo sindacale ma abbia anche guardato ai diritti previdenziali, assistenziali.
Per questo l’analisi è stata focalizzata su due aspetti: le premesse, le ragioni della Carta da un lato, le norme del titolo primo dall’altro. Per Vettor manca nella Carta un preciso tifi mento alla sempre maggiore presenza della donne all’interno del mercato del lavoro, una presenza che si può far risalire agli anni ’70 e che poi ha caratterizzato tutti i cambiamenti che si sono avuti tanto che “le donne esprimono la forma stessa del post fordismo”. Nonostante ciò nel mondo del lavoro permangono differenziazioni retributive, ostacoli all’avanzamento professionale, diversi carichi di lavoro familiare oltre al fatto che le donne sono più esposte al mobbing, alle molestie e non solo sessuali.
Gli articoli che più espressamente riguardano tutele e diritti da coniugare anche al femminile sono il 9, 10, 11 e il 7 relativo alle condizioni ambientali. Rispetto ai primi tre Vettor ha sottolineato come recepiscano le normative europee dove si tende a neutralizzare le differenze rispetto l’accesso, lo svolgimento e la cessazione del lavoro e anche rispetto la gravidanza e il lavoro di cura. In questi Vettor ha sottolineato come sarebbe stata più opportuna una maggiore sottolineatura del lavoro di cura maschile, ma anche un maggior sforzo di nominazione rispetto alla presenza delle donne nel mondo del lavoro. “Bene l’universalità dei diritti, ma devono trovare più spazio le differenze e particolarità”, ha detto concludendo il suo intervento.
Carneri ha subito posto l’accento sul carattere di riforma e quindi di grande importanza strategica della Carta. Sottolineando come le vere difficoltà arrivino ora che la Carta deve diventare da proposta legge, deve essere diffusa e trovare appoggio sia tra le forze politiche che fra i cittadini, cosa fortemente sottolineata poi anche da Stefano Landini. Per Carneri e’ importante che cambi anche la Cgil in quella che è la politica dei quadri in quanto è sempre molto faticoso trovare donne disponibili ad assumere ruoli dirigenziali. Questo soprattutto in un momento in cui l’adesione alla Cgil non avviene più sulla base “della passione” che aveva animato invece altri anni.
Carneri ha sottolineato come la Carta rappresenti una battaglia importante per la progressione dei diritti soprattutto quelli delle donne in un periodo di crisi in cui le donne per prime hanno ancora pagato con la perdita del lavoro, con part time imposti più che scelti.Lavoro, Costituzione, Carta dei diritti sono per Stefano Landini uniti in un legame indissolubile. Il segretario generale dello SPI lombardo ha voluto ripercorrere il cammino compiuto dalle donne negli ultimi settant’anni dalla conquista del voto all’importante apporto dato in sede di Costituente perché l’Italia cominciasse ad essere una società un po’ meno patriarcale di quel che era stata fino ad allora.
Ricordare la storia è importante, “lo ha dimostrato – ha detto – un corso di formazione per dirigenti sindacali al di sotto dei 35 anni in cui vedemmo che la conoscenza della storia della Repubblica era bassa”.
Landini ha poi ricordato che lo Statuto dei lavoratori fu conquistato anche grazie a una forte unità sindacale, “per questo sarebbe importante trovare un’alleanza con Cisl e Uil anche sulla Carta dei diritti, specie ora che dobbiamo farla vivere fra i cittadini e nella politica. Un rapporto con la politica è importante, la proposta di legge deve essere sostenuta e approvata”.
Soffermandosi sulla formazione il segretario generale SPI ha ribadito la sua importanza nel formare i futuri quadri dirigenti, da questo la decisione di investire anche economicamente in un progetto di formazione per futuri dirigenti, future segretarie di lega da cui nasceranno poi le prossime segretarie provinciali. Un percorso che lo SPI ha già avviato nei mesi scorsi. Ma l’obiettivo di una maggiore presenza delle donne nei gruppi dirigenti, ha preannunciato Landini, lo si avrà già nel prossimo mese di ottobre quando a sostituire due segretari generali verranno chiamate due donne.
Nell’intervento conclusivo Lucia Rossi, segreteria nazionale SPI, ha voluto porre l’accento sul merito delle innovazioni portate dalla Carta: “il linguaggio è importante ma non prioritario rispetto alle questioni di merito”. Parimenti ha sottolineato il grande impegno profuso dalle donne dello SPI nel raccogliere le firme dando anche spazio ad un confronto con le persone che incontravano e alle quali spiegavano l’importanza di questa iniziativa della Cgil.
Poi ovviamente uno spazio specifico per la prossima assemblea della donne, tra i temi che verranno affrontati spazio ci sarà per la medicina di genere che deve entrare a far parte dei temi della negoziazione sociale, la costruzione di una proposta che guardi alla pensione delle donne tenendo conto del fatto che il lavoro discontinuo, part time, una contrattazione di secondo livello che non ha tenuto conto delle differenti condizioni del lavoro femminile sono tutti elementi che portano a pensioni inferiori rispetto quelle maschili. E ancora il tema delle assistenti familiari che svolgono la maggior parte del lavoro di cura e rappresentano un settore dove c’è molto lavoro nero come molto bisogno di formazione; il tema dei consultori e della non autosufficienza; della violenza sulle donne e del bisogno di un’educazione alla differenza di genere che deve trovare spazio anche nelle scuole; il tema della memoria e del rapporto con le giovani generazioni. Insomma la tre giorni di Verona si preannuncia molto importante per tracciare la via del futuro impegno delle donne pensionate.

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