Brescia 17 Giugno:Dal voto alle donne alla Repubblica democratica, il racconto del seminario a cura di Erica Ardenti

 Settanta anni della Repubblica, ma anche 70 del diritto del voto alle donne, la relazione introduttiva di Pierluigi Cetti, segretario generale SPI BresciaUna lettura attenta del percorso fatto dalle donne nella conquista dei diritti, quella fatta da Cetti: “un bilancio forse ancora scarso. Nonostante l’aumento della presenza delle donne in ruoli della politica e dell’economia, il gap sociale tra uomini e donne non si colma e che ci sia molto da fare per arrivare a una eguaglianza effettiva in tutti i campi e’ evidente”. Per questo celebrare il 2 giugno, secondo Cetti, vuol dire anche dare un impulso alla parità di genere.
Il 2 giugno segna però anche l’avvio del processo di stesura della Costituzione e quindi la costruzione della nostra Repubblica. “Una Costituzione con un impianto dal forte spirito antifascista, che ha saputo unire il Paese e lo ha fatto nel rispetto delle differenze, molte e a volte radicali, che ha reso possibili 70 anni di vita civile”, ha detto poi Cetti sottolineando come, rispetto al dibattito sulla riforma costituzionale in atto, sarebbe il caso di abbassare i toni e di non caricare impropriamente il Referendum di “un significato politico per la permanenza o la caduta del governo in carica”.
“Il Parlamento ha approvato la Riforma con una procedura perfettamente costituzionale. È sicuramente positivo che una scelta così importante sia comunque affidata all’insieme del corpo elettorale. È anche una inedita esperienza culturale quella di ragionare in concreto sul come deve essere la Costituzione italiana del nuovo secolo”.La conquista del voto da parte della donne è stata poi al centro dei vari interventi che si sono succeduti da quello di Lucia Rossi, della segreteria nazionale SPI, a quello di Adriana Apostoli, docente di diritto costituzionale all’università degli studi di Brescia, che ha sottolineato come sia pesato molto sia il silenzio della storiografia ufficiale che quello delle stesse donne e come la storia del rapporto tra movimento femminile è Stato sia stato un rapporto mancato, dove lo Stato si è spesso sottratto alle richieste delle donne.
Secondo la costituzionalista e’ un rischio il voler separare il destino della seconda parte della Costituzione, quella che riguarda la parte organizzativa del potere statale, dalla prima parte che riguarda i diritti e i doveri, ci sarebbe per Apostoli un rischio di appannamento nella fiducia verso principi che ancora devono avere piena realizzazione. E di sicuro è problematico essere chiamati a votare sul pacchetto intero della riforme senza avere la possibilità di fare dei distinguo.
Elena Lattuada ha messo al centro del suo intervento il tema del femminicidio, tema presente nelle cronache “ma non assunto da una Repubblica che ha come base il principio di eguaglianza tra i due generi”. Per Lattuada quello di cui c’è bisogno sia per i temi relativi al lavoro, al futuro dei giovani, delle pensioni è una mediazione di interessi, un grande patto coi cittadini che è poi che fu alla base del lavoro dei Costituenti.
Valeria Fedeli, vice presidente del Senato, ha sottolineato come ci sia bisogno di dare strumenti per conoscere il dibattito che ha portato alla stesura della Carta costituzionale proprio perché c’è una sottovalutazione politica oltre che di merito del lavoro fatto dalle Costituenti che hanno scritto i primi articoli della Costituzione portando in essa la cultura della non discriminazione, la responsabilità dello Stato nel dover rimuovere gli ostacoli alla realizzazione di pari opportunità per tutti senza distinzioni come anche della valorizzazione delle differenze.
Venendo alla riforma costituzionale Fedeli ha sottolineato come il cuore della riforma stessa sia il superamento del bicameralismo paritario, che oggi come oggi porta a seri problemi di inefficienza e anche di trasparenza, superamento che non ha nulla a che vedere con le garanzie.

Le conclusioni Stefano Landini

Per il segretario generale dello SPI lombardo all’interno della discussione in atto sulla riforma costituzionale c’è “una cosa su cui non si può discutere: lo sforzo di ricostruire una nazione, obiettivo che era alla base del lavoro dei Costituenti. La Costituzione come necessario strumento dello stare insieme degli italiani”.
I temi in discussione “ci interrogano sul delicato compromesso tra rappresentanza, dialettica democratica e tempi delle decisioni, sapendo che la democrazia è forte se sa essere efficace. Noi – ha continuato Landini – siamo interessati a costruire degli assetti istituzionali con compiti chiari, riaccorciando la forbice tra la politica è la gente. a noi serve una Costituzione sana e robusta, basata su istituzioni riconosciute e amiche”.
Da qui anche il bisogno di una politica che sappia essere efficace, che dimostri di saper governare i fenomeni “garantendo i cittadini nella sicurezza e nel cambiamento e nella ricerca di un fondamento culturale per l’agire politico che renda i partiti distinguibili in nome di valori”.
La versione integrale delle conclusioni di Landini, che hanno toccato anche il 70esimo del voto alle donne e la loro partecipazione alla vita politica e sociale, saranno pubblicate lunedì sul sito.

 

 

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