Cattolica. Convegno:”Lo Spi per l’Europa dei popoli”.

Una mattinata dedicata all’Europa, istituzione sempre più in cerca d’identità, provata non solo dalla crisi economica degli ultimi anni ma anche dai recenti avvenimenti che hanno visto ondate di profughi arrivare dai paesi in guerra. “Lo Spi per l’Europa dei popoli – dalla moneta unica all’Europa sociale” era il tema del convegno organizzato dallo Spi Lombardia all’interno della tre giorni della XXI edizione dei Giochi di Liberetà, tenuti per il secondo anno consecutivo a Cattolica.
A discuterne, insieme ai due segretario generali degli Spi Lombardia ed Emilia Romagna – Stefano Landini e Bruno Pizzica – Argiris Panagopoulos, responsabile di Syriza in Italia, Giulia Barbucci del dipartimento Politiche europee della Cgil nazionale, Elena Lattuada, segretario generale Cgil Lombardia, Vincenzo Colla, segretario generale Cgil Emilia Romagna, e Carla Cantone, segretario generale Spi e neo eletto segretario generale della Ferpa. A moderare l’incontro Adriana Comaschi de l’Unità.
E’ stato Stefano Landini nella sua relazione introduttiva a mettere subito sul piatto i problemi: una fiducia nell’Europa ridottasi al 27 per cento da parte degli italiani; il bisogno di una Ue che diventi non un’unità della moneta ma una vera Unione degli Stati europei in grado di assumere decisioni che non lascino spazi al populismo, ai rigurgiti xenofobi, a scelte autoritarie, alle destre che stanno sempre più emergendo. Un’Europa che non lasci sole milioni di persone, che non abbandoni popoli, come quello greco, che della democrazia sono stati la culla. E in questo quadro il ruolo del sindacato, un ruolo che deve mirare a un recupero dello spazio politico, l’esigenza di tornare ad essere quello che la Cgil è sempre stata: un’organizzazione che lotta per la solidarietà, l’equità, la difesa dei diritti dei più deboli. Su questa scia si è inserita anche Elena Lattuada sottolineando come il sindacato non può rinunciare a essere uno degli attori principali nella ricostruzione di un tessuto sociale sempre più spezzettato, nella ricostruzione di un nesso di cittadinanza. Temi che chiamano direttamente in causa gli interlocutori istituzionali: la Regione piuttosto che le amministrazioni locali, costringendo tutti ad affrontare i temi legati all’accoglienza  dei migranti, al superamento degli egoismi che fanno individuare nei migranti i nemici di oggi. Non solo, Lattuada ha anche ricordato che due sono le sfide da affrontare nell’immediato: il lavoro e il come ricostruire una base produttiva di qualità; la protezione sociale delle persone, il che significa lotta alla povertà e quale sistema sociale. Una grande sfida per la Cgil che deve avere come obiettivo anche la riunificazione della stessa Italia.
Sfide che per essere vinte, ha sottolineato Vincenzo Colla, hanno bisogno di una politica con la P maiuscola, di un pensiero nuovo della sinistra anche europea, di un soggetto culturalmente alternativo al liberismo che sta vincendo su tutta la linea. E qui un ruolo importante Colla lo vede anche per la Ces che non può più essere solo un sindacato che “s’indigna, ma che non è rappresentativo” e che deve fare dunque un salto di qualità recuperando forza contrattuale ma anche la forza della sua confederalità. E sul prossimo congresso della Ces si è soffermata Giulia Barbucci che ha spiegato quali sono le difficoltà all’interno delle quali la Ces si muove, rappresentate anche dai diversi interessi dei paesi che la compongono. Ad esempio quando si cerca di parlare di coordinamento della contrattazione collettiva è facile trovare un atteggiamento ostile da parte dei paesi del nord Europa che hanno paura di vedere abbassato il livello delle tutele che loro sono in grado di offrire. Eppure l’Europa ha bisogno di politiche comuni, di più coordinamento, quasi tutti gli intervenuti hanno sottolineato come non possano esistere sistemi fiscali tanto diversi da un paese all’altro o come lo strumento del salario minimo, ormai adottato in 22 paesi su 28, si differenzi notevolmente anch’esso. Panagopoulos non ha esitato a parlare di una “guerra” esistente all’interno della stessa Europa facendo riferimento a una linea politica che finora ha salvato i sistemi bancari e non i popoli, che  spesso è stata una corsa al ribasso di stipendi, pensioni, servizi offerti nell’ottica di un’austerità imposta solo ad alcune nazioni. E come esempio di “ribellione” ha portato le riforme che Syriza ha comunque fatto: una carta sociale alimentare per 350mila persone, aiuti per pagare affitti ed energia elettrica per 200mila famiglie, assunzioni negli enti locali, nelle scuole, nelle università, negli ospedali, leggi per facilitare il pagamento dei mutui. Accanto a questi provvedimenti altri come le leggi per dare la cittadinanza ai figli degli immigrati e per aprire una moschea, provvedimenti che su cui nemmeno la destra di Alba dorata è riuscita ad opporsi. E se da un lato Panagopoulos ha affermato che Syriza si è formata anche guardando agli scritti di grandi italiani come Gramsci, Togliatti, Berlinguer dall’altro ha invitato tutti ad avere il coraggio di cambiare linguaggio, a comunicare con le persone e stare in mezzo a loro. E’ stato questo, secondo Panagopoulos che ha permesso alla stessa Syriza di raggiungere i risultati di oggi e di conquistare la fiducia della gente.
A concludere è stata Carla Cantone che ha ribadito alla platea il suo impegno nel far approvare una Carta dei diritti delle persone anziane in Europa, “una carta che vorrei chiamare Carta del rispetto”, ha detto sottolineando come nel 2020 un terzo degli abitanti dell’Europa avrà superato i sessant’anni. Non solo, tra gli obiettivi di Cantone c’è anche una rinnovamento della costituzione europea che definisca nuovi diritti di cittadinanza, regole e valori, diritti e doveri, principi di solidarietà e uguaglianza, libertà e democrazia. Ma soprattutto la neoeletta segretario della Ferpa pensa alla costituzione di un grande sindacato europeo: “la Ferpa non è la tana dove va a riposarsi una pantera grigia quale io sono. Sarà dura, ma il sindacato europeo non può essere un sindacato fermo, sdraiato: deve risorgere e per far questo ha bisogno dell’esperienza del sindacalismo italiano”. E alla Ces una prima richiesta: l’organizzare una grande manifestazione di tutti i sindacati europei contro quei governi che erigono i muri, contro il populismo, il razzismo e la xenofobia.

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