Editoriale di Stefano Landini.Il ruolo sociale dello Spi nella Lombardia del dopo Expo.

Il 2015 è stato caratterizzato dal grande avvenimento dell’Expo, sei mesi che nel bene e nel male hanno portato la nostra regione al centro dell’attenzione dei media mondiali, nel contempo circa novanta mila profughi, provenienti dai luoghi delle guerre sparse nel mondo, hanno raggiunto le nostre terre.
Come possiamo scordare le immagini dei bambini coricati su una coperta nel mezzanino della stazione centrale di Milano o le decine di altri accolti nei centri di accoglienza sparsi in ogni angolo della regione. Grazie all’impegno delle amministrazioni locali e delle migliaia di volontari siamo stati in grado di reggere l’urto di questo fenomeno  dei nostri giorni, fronteggiando nel contempo la propaganda populista e razzista di alcune forze politiche, che speculando sulla vita di questi disperati,  cercano quotidianamente di evocare lo spettro dell’invasione barbarica islamista nelle nostre terre per conquistare nuovi consensi.
La Lombardia, una regione di oltre dieci milioni di abitanti, nella quale gli anziani over sessanta rappresentano ben il 27,41%, racchiude in se tutte le contraddizioni del nostro tempo: dagli effetti sociali ed economici provocati della crisi di questi anni e dalla globalizzazione, all’impoverimento progressivo di intere fasce sociali colpite dalla recessione e che hanno visto venire meno il proprio reddito da lavoro, all’estensione della grande area metropolitana per finire ai fenomeni sociali di disagio e di lotta al degrado ed alla illegalità  nelle periferie urbane.
Una regione nella quale la catena dei rapporti sociali e del valore comunitario rischiano di venire meno a causa delle paure provocate dalla non comprensione dei fenomeni, che ogni giorno sono  di fronte a noi  dal più piccolo borgo di montagna alla periferia degradata di Milano.
In questo contesto, di ridefinizione delle mappe sociali, ogni giorno migliaia di attivisti della nostra organizzazione esercitano il loro ruolo sociale di persone utili sia ai loro coetanei sia a tutti coloro, che si trovano ad affrontare le difficoltà della propria esistenza. Le nostre leghe, le nostre sedi non rappresentano “solamente” un luogo di erogazione di un servizio, bensì uno di accoglienza e di ascolto delle voci, dei bisogni e delle necessità di centinaia di migliaia di cittadini lombardi. Ecco il nostro essere soggetto sociale nelle comunità lombarda, ecco lo spirito con  cui affrontiamo l’impegno quotidiano, come nel tardo ottocento lo furono le nascenti società di mutuo soccorso, da cui nacquero in seguito le prime camere del lavoro territoriali.
Oggi noi vogliamo incrementare ogni giorno questo ruolo sociale, attraverso le attività dei nostri sportelli , al dialogo che intendiamo ampliare con il terzo settore, con le associazioni del volontariato e con tutti i singoli cittadini, che condividono i nostri valori di solidarietà e di giustizia sociale.
In questi lunghi decenni siamo stati, posso affermarlo senza ombra di smentita e con la gratitudine per tutte le donne e gli uomini, che hanno dedicato parte della propria esistenza alla partecipazione attiva nella nostra organizzazione, un punto di riferimento per gli anziani lombardi. Ora intendiamo continuare sul cammino intrapreso aprendo le nostre sedi ai nuovi pensionati, a donne e uomini che incontrando lo Spi vengono per la prima volta a contatto con il mondo del sindacato confederale.
Questa è l’ambiziosa sfida che abbiamo di fronte nel corso di questi anni, rinnovarci, aprire le nostre idee al contributo di altri, che non hanno percorso il nostro cammino, ma sono convinti come noi che ogni giorno rimane molto da fare per ottenere una società più giusta per tutti e nella quale vengano a meno le troppe diseguaglianze o i diritti negati del nostro tempo.

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