La cronaca del convegno il reSPIro della legalità a cura di Erica Ardenti

Dopo il saluto del sindaco di Cattolica, Mariano Gennari, il primo e applauditissimo intervento è stato quello di Rosy Bindi, presidente della Commissione antimafia, che ha risposto alla provocatoria domanda del moderatore Bruno Pizzica: la commissione antimafia serve, è ancora utile?
Bindi ha così subito spiegato come oggi proprio grazie al lavoro fatto dalla Commissione ci siano leggi, corpi specializzati, strumenti che hanno portato a indagini e processi che, per esempio, hanno permesso di combattere quella parte di mafia che negli anni ’90 ha compiuto le grandi stragi, che ha ucciso Borsellino e Falcone e altri importanti magistrati e non solo che la combattevano. Non solo, il coraggio che lo stato italiano ha mostrato nel riconoscere che la mafia esiste “ci ha permesso di fare questi grandi passi in avanti e l’Europa dovrebbe guardare a noi se vuole sconfiggere la ‘ndrangheta in Germania piuttosto che in Olanda e in altri paesi. Ma la battaglia non è vinta perché la mafia è diversa dalla criminalità comune. La mafia oggi non si pone contro lo Stato ma collabora. Collabora con l’informazione, con le associazioni, con le banche , con la politica… È questa la storia dell’Italia, è questo il motivo per cui la politica è divisa. La mafia oggi di meno perché collabora di più, perché corrompe di più. La sua forza è fuori, è in tutti quelli che negano la sua esistenza. È necessario che ogni singolo cittadino dica no alle mafie. Nelle scuole bisognerebbe insegnare anche la storia delle mafie, i giovani devono sapere in che paese vivono”.
La presidente ha poi parlato delle infiltrazioni nella sanità, dei reati ambientali, di tutti i settori in cui la mafia si infiltra sempre più diventando parte del tessuto sociale sottolineando come essere mafioso, dunque, non è più solo uccidere, spacciare, riciclare… In questo senso: “essere mafioso e’ di per se un reato”.Gianni Girelli, presidente della commissione speciale antimafia della Regione Lombardia, ha spiegato come la nascita della commissione stessa sia avvenuta dopo lo scioglimento del consiglio regionale a seguito della scoperta collusione di un assessore. Ha inoltre precisato come l’infiltrazione mafiosa in Lombardia abbia le sue radici nei lontani anni ’50 quando, erroneamente, “ritenemmo che il mafioso tipico non potesse insediarsi qui. Adesso è introdotta in settori come la sanità, dove determina anche chi ricopre incarichi come primario, tanto per fare un esempio”. Essenziale dunque per Girelli fare anche un grande lavoro di formazione sugli stessi amministratori e funzionari pubblici oltre che nella scuola dove l’educazione alla legalità deve essere una delle priorità. Le leggi da sole non bastano, e’ importante anche che vengano applicate, fatte vivere. La politica è stata fin troppo collusa, cerchiamo di migliorarla”.
Gennaro Migliore, sottosegretario alla Giustizia, ha voluto ricordare la sua gioventù avvenuta in un territorio difficile come quello di Casoria dove lui è stato l’unico ad arrivare alla terza media, poi uno dei pochi a poter evitare un percorso di vita che non fosse legato all’illegalità. Per questo ha posto poi l’accento anche Sull’importanza di “bonificare i quartieri di periferia, di lavorare sui giovani” riconoscendo in questo senso il grande impegno che SPI e CGIL si sono assunte partecipando ai campi della legalità. Migliore ha altresì ricordato come il lavoro dei magistrati, delle forze dell’ordine nel raccogliere prove, istruire processi sia lungo e complesso. Ha quindi sottolineato l’importanza di aver istituito il reato di scambio politico mafioso, della discussione sulla legge sul capolarato e del codice sugli appalti.”Mentre io sono qui, tra qualche ora a Washington mio figlio Lorenzo presenterà ai membri del Dipartimento di stato americano, davanti a Kerry, il progetto ‘Pulizia degli oceani’ è sempre lì verrà proiettato anche il film su mio fratello Angelo, il sindaco pescatore”. Se c’era contentezza per questo importante riconoscimento, nel tono di Dario Vassallo c’era anche l’amarezza per il silenzio che più in generale in Italia c’è su Angelo.
“E’ stato un sindaco capace di costruire una comunità. La legalità ti condiziona la vita, e’ un modo per fare politica, per occupare un posto o per morire. Ma l’illegalità porta all’emigrazione dei giovani, alla perdita della nostra storia e cultura, porta degli stranieri che comprano le nostre terre. Ci vuole un piano nazionale fatto da un grande governo, che parli un’unica lingua per tutta la nazione, per tutti i cittadini, un piano che progetti sul lungo periodo. Sono rimasto stupito dal vostro invito, felicemente stupito di poter parlare di quanto fatto da Angelo davanti a una platea così vasta. Farlo giù nelle nostre terre non è facile, io sono considerato il matto del villaggio perché continua a parlare, a impegnarmi ma la legalità può vivere solo se ci si impegna ogni giorno. La legalità inizia ogni mattina quando ci si alza”.”La legalità è lo stile di vita di una persona, è la fatica di rimanere onesti, è un’azione quotidiana nel nostro paese. Per noi dello SPI è aprire ogni mattina le diecimila sedi che abbiamo sul tutto il territorio dando così vita al presidio dello stesso”. Sono le parole con cui Ivan Pedretti, segretario generale SPI, ha aperto il suo intervento per ricordare subito dopo come il lavoro dignitoso, onesto, il lavoro che ha diritti è il contrasto vero all’illegalità: “tutto ciò che va verso la precarizzazione è un aiuto alla criminalità perché se sono più debole sono anche più ricattabile”.
Pedretti ha poi ricordato che solo il 10 per cento dei beni sequestrati alla mafia, grazie alla legge La Torre, è riutilizzata eppure è solo attraverso ciò che si può dimostrare che vivere nella legalità è possibile, per questo motivo e’ importante che le aziende confiscate riaprano, che siano punti da cui riparte anche l’occupazione giovanile. Verso la conclusione del suo intervento il segretario generale SPI ha ricordato l’importanza del lavoro nei campi di volontariato dove le generazioni si incontrano dove i più anziani spiegano come i diritti siano stati una faticosa conquista, una lotta dura. Ma il confronto con i giovani continua poi quando si torna in momenti successivi nelle scuole e si discute, ci si confronta sull’esperienza fatta e su come costruire i passi successivi di questo lungo percorso verso la legalità.
Sull’importanza del lavoro, dei diritti del lavoro è tornata Susanna Camusso, segretario generale Cgil, quando ha spiegato come il ministro della Giustizia, durante la manifestazione che la CGIL ha voluto per ricordare la legge La Torre, abbia sottolineato che ci si è accorti dei morti ammazzati dalla mafia quando questi non sono stati più solo lavoratori e sindacalisti.
“Questo ci ha portato a due considerazioni: il lavoro non è considerato il grande presidio di legalità che invece è, inoltre c’è una grande sottovalutazione dei tanti interessi che la mafia ha e di come le difficoltà legate al lavoro abbiano aiutato le mafie. Per questo bisogna uscire dalla logica giustificazionista del lavoro nero, del lavoro sommerso, del capolarato – ha sottolineato Camusso – la legge sul capolarato è una nostra conquista ma avremmo voluto vederla applicata prima delle campagne di raccolto. Non solo, siamo ancora una volta a ripetere che il capolarato non esiste solo nelle campagne ma anche nelle piccole e medie come nelle grandi città quando la mattina qualcuno passa a raccogliere i tanti lavori edili. La mafiosita’ deve essere riconosciuta come reato. Importante è la nostra Carta dei diritti i universali del lavoro che si occupa anche del lavoro precario, importanti sono le nostre campagne sugli appalti, contro i subappalti che si possono considerare l’ingresso alla strada che porta alla corruzione, come ha dimostrato anche Expo.
Bisogna ripartire dal lavoro come presidio perché ogni spazio di frantumazione apre all’illegalità. In sanità dobbiamo decidere cosa è pubblico e cosa privato. Non dobbiamo solo contrastare ma anche pensare che la qualità dell’organizzazione sociale e’ un importante punto di partenza nella lotta all’illegalità. Il lavoro è una forma di libertà delle persone, la libertà porta alla democrazia. La legalità è la svolta per tutti”.

 

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