La Lombardia che cambia. Quale ruolo per il sindacato confederale? Stefano Landini segretario generale Spi Cgil Lombardia.

Ho iniziato la mia vita nel sindacato nella seconda metà degli anni  settanta come giovane  delegato sindacale della Fiom nella fabbrica simbolo della mia città : la Franco  Tosi. Negli anni seguenti ho ricoperto incarichi sia a livello delle  categorie industriali, che nella confederazione:  prima a  Varese, poi a Milano per finire nella struttura regionale Cgil ed ora in quella dello Spi.
In questo lungo arco di tempo, ho osservato da vicino le profonde trasformazioni del sistema produttivo e sociale della nostra regione: dagli anni delle grandi ristrutturazioni aziendali, alla crescita  di un terziario legato alla evoluzione tecnologica, alla diffusione della piccola e media impresa per arrivare oggi  a una ridefinizione del sistema Lombardia,  conseguenza diretta della lunga crisi economica iniziata nel finire del decennio scorso.
La nostra regione è stata da sempre il luogo della nascita di tutti i principali fenomeni politici, che hanno caratterizzato la vita amministrativa e istituzionale del nostro paese: dalle prime esperienze del centro sinistra negli anni sessanta, a quelle delle giunte democratiche e di sinistra degli anni settanta, per venire al crollo della prima Repubblica e la contemporanea nascita di fenomeni quali la Lega o Forza Italia e delle nuove esperienze uliviste negli anni recenti.
La Lombardia come termometro dello stato del paese, in cui si è posto per decenni  il tema del rapporto fra la grande area metropolitana milanese e il resto della regione. Un tema di stretta attualità, in un tempo in cui assistiamo ad una nuova dislocazione dei punti produttivi. I servizi da quelli finanziari a quelli tecnologici abbandonano il centro della città, a causa degli alti costi di gestione, trovando nelle antiche periferie industriali o nei comuni vicini sedi nel secolo scorso dei grandi poli manifatturieri  le loro nuove sedi.
E’ sufficiente compiere un giro nelle periferie milanesi, dalla Bicocca alla zona di Lambrate per finire nella vicina Sesto San  Giovanni, oppure sul versante ovest della città osservare  le trasformazione avvenute nelle zone Portello o in quella Rho – Pero  sede dell’Expo, per comprendere, anche visivamente, ciò che è avvenuto nel corso dell’ultimo decennio.
Nel contempo nascono in queste periferie i luoghi del lavoro moderno. Spazi attrezzati e condivisi dai giovani delle nuove start up, figlie dell’innovazione tecnologiche e degli stili di vita, che si stanno affermando nelle nuove generazioni.
Questo mutamento epocale del sistema economico e finanziario è stato accompagnato da fenomeni sociali, che comportano l’incremento di problematiche  quali la difficile convivenza fra l’etnie, con i nostri anziani lasciati soli ad affrontare questa situazione , pensionati che si erano insediati in quei quartieri negli anni sessanta per la vicinanza ai luoghi di lavoro e che a costo di grandi sacrifici avevano acquistato la loro casa popolare e che ora si trovano a convivere con dei vicini provenienti da mondi lontani , per finire al rispetto della legalità.
Nel resto della regione in questi anni abbiamo assistito a fenomeni economici e sociali diversificati, soprattutto fra la parte che gravita lungo il grande fiume  e le altre dell’area pedemontana. Un aspetto emerge chiaro da tutte le analisi compiute in questi anni: sempre più cittadini lombardi gravitano ogni giorno sull’area estesa della metropoli, fenomeno questo comune a tutte le grandi aree  urbane del pianeta.
Questo comporta l’invecchiamento e il decremento residenziale delle aree esterne a questa vasta area,  piccoli paesi  rischiano un declino inesorabile in quanto sono difficilmente raggiungibili e  nei quali maggiormente si percepiscono gli effetti dei tagli economici  agli enti locali, che colpiscono in primis i servizi usufruiti dagli anziani, che spesso e volentieri sono rimasti soli in questi luoghi lontani  dai figli che  si sono trasferiti nei centri maggiori. Per la prima volta a distanza di secoli si rompe quella catena di solidarietà famigliare, che aveva caratterizzato il sistema di protezione sociale lombardo nel secolo scorso.
Dal quadro che ho cercato di descrivere nella prima parte di questa mia riflessione, nasce l’esigenza,  per un sindacato confederale e riformista come la Cgil,  di definire meglio un progetto in grado di trovare  delle risposte alla Lombardia di questi anni:  dal  rapporto  fra l’area vasta metropolitana e il resto della regione, al contemporaneo declino di quelle ai margini di questa nuova rete urbana sul duplice binario del lavoro e della condizione sociale.
Le stesse riforme degli ambiti istituzionali: dall’abolizione delle province alla necessità non più rinviabile, secondo noi,  di affrontare in tempi certi  l’unificazione dei comuni per finire al rapporto fra poteri statali  e quelli regionali così come si stanno delineando nell’iter della riforma costituzionale in discussione in questi mesi nei due rami parlamentari, ci costringono a fare i  conti con la realtà che muta.
Riforme che stanno avvenendo in un contesto di profonda crisi finanziaria degli enti locali, denunciata in questi mesi dall’Anci Lombardia o dal rischio default per tutte le province lombarde.
Sono a rischio servizi essenziali per i nostri cittadini: dal trasporto pubblico a quello erogati nel campo sociale e sanitario, indispensabili per  gli anziani,  che  rappresentano la catena più fragile e indifesa di questa moderna società, basti pensare che a causa del decremento del valore delle loro pensioni  migliaia di loro rinunciano alle cure o agli esami diagnostici.
Sono tematiche che lo Spi Lombardia ha  affrontato in questi anni e che saranno al centro della nostra azione sindacale nei prossimi mesi, coinvolgendo sia gli altri sindacati dei pensionati, sia la nostra confederazione,  con il fine primario che questa trasformazione in atto non lasci  soli gli anziani sia nelle periferie della grande metropoli sia nei piccoli borghi della grande pianura o delle vallate pre alpine. Nel contempo cercheremo di trovare punti  di contatto fra le generazioni di queste terre, nel mese di Maggio saremo a Pavia per una grande iniziativa di tre giorni, nella quale metteremo a confronto le nostre esperienze, il nostro vissuto quotidiano, le nostre idee per il futuro con quelle delle realtà giovanili presenti in quella storica città universitaria. 
Questo è il contributo che vogliamo dare per far si che il sindacato confederale, protagonista di tutte le fasi che ho attraversato della mia vita di impegno sociale e sindacale in questi lunghi decenni, rimanga  attore attivo della vita della Lombardia, tutelando i diritti del mondo del lavoro da quello tradizionale a quello nato in questi anni della rivoluzione digitale, garantendo ai pensionati una tranquilla esistenza in questa fase così travagliata della storia del nostro paese e dell’intero pianeta.

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