Il saluto di Stefano Landini alla Festa nazionale di LiberEtà

Seconda giornata della Festa nazionale di Liberetà che si tiene quest’anno a Milano.
Oggi la cornice è data dalla Fondazione Feltrinelli, dove in mattinata si tiene un dibattito sul futuro del welfare e nel pomeriggio ci sarà la premiazione del miglior corto e del miglior libro tra quelli arrivati per il premio Liberetà.
È stato Stefano Landini, segretario generale SPI Lombardia, a portare il saluto a tutti coloro che sono giunti da ogni regione dell’Italia.
Landini ha ripercorso con brevi cenni il ruolo che Milano ha avuto dalla Liberazione a oggi come luogo dove sempre si è “sperimentato” il futuro sia dal punto di vista amministrativo (negli anni ’70 con le prime amministrazioni di sinistra) sia dal punto di vista dell’innovazione produttiva. Quindi “Milano come porta verso il futuro, come porta dell’Europa”.
Sottolineando le difficoltà che la crisi economica ha portato, il disfacimento del tessuto sociale Landini ha sottolineato come parte del compito del sindacato sia oggi quello di “acciuffare per i capelli quanti non ce la fanno più e stanno precipitando. È giunto il tempo di ricostruire, di cancellare disuguaglianze immorali, di aiutare il lavoro, chi lo cerca e chi lo crea facendoli incontrare”. In tutto ciò ha rimarcato l’importanza della Carta dei diritti per cui la Cgil è in campo da diverso tempo. Importante in questo quadro anche la negoziazione sociale, l’esperienza degli sportelli sociali nati proprio per non lasciare solo nessuno, e che dimostrano il forte radicamento dello SPI lombardo con le sue 220 leghe sparse per tutta la regione.
“Crediamo di dover ritornare a divulgare quel senso di solidarietà, quel sentimento in cui nessuno, sia nei luoghi di lavoro o nella propria realtà abitativa, rimaneva solo ad affrontare i problemi di ogni giorno – ha detto Landini concludendo il suo saluto – certamente sono trascorsi molti decenni, ma vedo che i valori trasmessi dai nostri nonni siano tutt’ora di stretta attualità e rappresentino una risposta al disagio, ai rancori e alle solitudini moderne”.

 

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