Stefano Landini:”La conferenza d’organizzazione: un’occasione importante”

“Oggi e domani a Roma si tiene la Conferenza di organizzazione che è per tutti noi un’occasione importante per fermarsi a ragionare sullo stato della Cgil, tuttavia le sue premesse e lo strano percorso intrapreso per giungere a quest’appuntamento sollevano più di un interrogativo”, è quanto commenta Stefano Landini, segretario generale Spi Lombardia poche ore prima dell’inizio dell’assise.
Landini ha appena chiuso con le premiazioni che si sono tenute ieri sera la XXI edizione dei Giochi dei Liberetà, organizzati a Cattolica. Un appuntamento che ha visto arrivare sulla riviera romagnola ben 900 pensionati che per tre giorni hanno partecipato a varie gare e giochi. Per Landini si è ancora una volta confermata la positività della scelta di Cattolica e anche la collaborazione con lo Spi Emilia Romagna, un esperimento quest’ultimo che potrebbe portare a una sinergia e un coinvolgimento maggiori anche dei pensionati emiliani. “E’ anche stato importante l’apprezzamento dimostrato dall’ampia partecipazione – ha continuato Landini – dell’iniziativa di carattere più politico, la scelta del tema legato all’Europa dei popoli è stata quanto mai attuale rispetto a quanto sta avvenendo in questi ultimi mesi e ci ha permesso di ragionare di problemi fortemente sentiti da tutti”.
Ma torniamo all’appuntamento che coinvolge tutta la Cgil. Di che cosa ha bisogno oggi la nostra organizzazione?
“Servono scelte radicali, poche magari, meglio se chiare e, soprattutto, non negoziabili nella loro applicazione. Lo Spi, come sempre – sottolinea Landini – attuerà ciò che decideremo, ma troppe sono state finora le decisioni orfane al momento della loro traduzione in fatti concreti. Decidere cosa fare, cosa non fare più, cosa fare che non si è mai fatto e chi lo deve oltre al come finanziare le riforme organizzative, non sarà una passeggiata. Inoltre, il tema del rilancio di un processo unitario assume oggi un’angolatura diversa, direi più pressante di fronte all’attuale fase politica. In più la Conferenza dovrà fare i conti con un dualismo politico che è rimasto incompiuto dopo il congresso. In questo quadro lo Spi nazionale ha contribuito al compromesso che ci ha portato alla conferenza e a tale mediazione noi ci siamo allineati. In Lombardia, poi, abbiamo contribuito a costruire un appuntamento aggiuntivo proposto da Elena Lattuada, dedicando la prossima riunione degli Stati generali all’organizzazione.Questo appuntamento servirà per meglio collocare le scelte nazionali all’interno della specificità di una regione policentrica come la Lombardia. A noi interessa partecipare a questa discussione a patto che si compiano scelte condivise, che si sposti l’asse dell’organizzazione sul territorio: su questo lo Spi può solo aspettare. Aspettare che parti delle 220 leghe in Lombardia siano condivise dalle altre categorie e da un sistema di servizi integrato, la cui importanza è da leggersi nel proselitismo. Senza le tutele individuali la nostra organizzazione presenterebbe un pesante deficit nel tesseramento. Tesseramento che non è nelle condizioni raccontate da alcuni provocatori e falsi pezzi giornalistici. Tuttavia è da tempo che il tesseramento ci parla di un’organizzazione che tiene nei suoi insediamenti tradizionali fino a che questi resistono, mentre ha il fiatone nell’andare in mare aperto ovvero nel variegato mondo dei nuovi lavori dove c’è molto precariato.
C’è poi il tema di un nuovo linguaggio e del ringiovanimento del nostro gruppo dirigente. Ecco perché lo Spi in Lombardia si spende per la promozione di quadri più giovani e non solo per il fatto che non possiamo permetterci di perdere un’altra generazione. Poi i segretari generali li eleggono i direttivi.
Comunque, lo Spi in generale prenderà atto delle scelte degli organismi e le rispetterà. Diverso è avere la legittimità di dire la propria, magari con un occhio di riguardo a quanto lo Spi spende in risorse, uomini e donne, attivisti e attiviste, per tenere in piedi la baracca. Quello che vorrei è che venga ovviata la sensazione di ingombro che, spesso, sentiamo aleggiare neanche troppo eufemisticamente. Dare per scontato lo Spi è una sottovalutazione. Meglio è quando lo Spi dibatte, polemizza, propone, sbuffa o fa casino: peggio sarebbe non sentire più lo Spi, peggio sarebbe ritrarre lo Spi nel proprio orticello e, siccome questo nuocerebbe a tutta l’organizzazione, noi questa strada premeditatamente non la seguiremo, salvo che arrenderci all’evidenza”.

 

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