Bergamo: La mobilitazione dei pensionati bergamaschi

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Con due presidi e con la consegna di due lettere a prefetto e sindaco, i pensionati bergamaschi alzano la voce e scendono in piazza per riportare l’attenzione sulle condizioni difficili in cui vive la popolazione anziana nel nostro Paese. Così, nella giornata di mobilitazione nazionale di venerdì, 7 dicembre, anche a Bergamo SPI-CGIL, FNP-CISL e UILP-UIL si riuniranno in presidio davanti al palazzo del Comune in Piazza Matteotti dalle ore 10.30 alle 11.30, per poi spostarsi in via Tasso, davanti alla Prefettura. Durante la mattinata consegneranno la lettera firmata unitariamente al sindaco Franco Tentorio e al Prefetto Camillo Andreana (in allegato, il testo).
“Siamo preoccupati per l’andamento della crisi economica e sociale nel nostro Paese: dal blocco della rivalutazione delle pensioni ai tagli al welfare, dai tagli ai trasferimenti a Regioni ed enti locali fino all’aumento dei prezzi di beni, servizi e tariffe. Tutte queste misure non fanno altro che scaricare un peso grave su milioni di pensionati che già negli ultimi anni hanno perduto il 30% del valore del loro reddito: vorremmo politiche diverse, che favoriscano giustizia sociale e un concreto rilancio del potere d’acquisto delle pensioni, ulteriormente penalizzato dal blocco della rivalutazione per gli anni 2012 e 2013” hanno detto oggi i tre segretari provinciali Gianni Peracchi per lo SPI-CGIL, Fausto Gritti della FNP-CISL e Sebastiano Testa per la UILP-UIL. “Con questa giornata di mobilitazione, chiediamo al Governo, al Parlamento, alle Amministrazioni locali, alle forze politiche e, direttamente con il nostro appello unitario, al prefetto Camillo Andreana e al sindaco Franco Tentorio, interventi concreti e urgenti a sostegno dei redditi dei pensionati”.
I sindacati dei pensionati di CGIL, CISL e UIL chiedono, nel dettaglio, “una nuova politica fiscale che abbatta drasticamente l’evasione e riduca la tassazione sui redditi da pensione e da lavoro, una soluzione al problema degli incapienti, di quelle persone, cioè, che hanno redditi così bassi da non poter usufruire delle agevolazioni fiscali. In particolare chiediamo la parificazione della fascia esente prevista per i pensionati di 7.500 euro a quella dei lavoratori dipendenti di 8.000 euro”.
I sindacati rivendicano, poi, un “rilancio del welfare pubblico, equo e solidale, in grado di rispondere alle esigenze di tutti i cittadini, a partire da quelli in maggiori condizioni di bisogno, con particolare attenzione alle persone anziane, disabili e non autosufficienti”; “l’approvazione di una legge nazionale per la non autosufficienza, con relativo Fondo adeguatamente finanziato, quale gesto di civiltà che ci avvicinerebbe alle altre grandi nazioni europee”; “l’equità nella distribuzione dei sacrifici, che fino ad oggi sono ricaduti principalmente sulle spalle dei lavoratori e dei pensionati”, la “razionalizzazione della spesa pubblica, attraverso il contrasto agli sprechi, alla mala gestione e ai costi impropri della politica. Le nostre richieste non sono corporative, ma sono indirizzate a far ripartire i consumi, lo sviluppo e la crescita del nostro Paese; a salvaguardare e incrementare una rete di servizi sociali e sanitari omogenea su tutto il territorio nazionale e per tutti i cittadini; a creare nuovi posti di lavoro; a favorire la giustizia e la coesione sociale”.

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