Cremona:Rette nelle Rsa , poco rette e per niente parallele

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L’ultima parte dell’anno scorso si è caratterizzata, tra gli altri, per l’impegno dello Spi volto a osservare e cambiare le dinamiche di impoverimento della popolazione anziana del nostro paese. Nella nostra provincia abbiamo cercato pertanto di muoverci in tutte le direzioni per trovare nuove compatibilità tra risorse, bisogni, servizi, negoziando a tutto campo, per attutire le ricadute delle scelte politiche dello Stato centrale e della Regione. Hanno perciò avuto rilevanza anche gli incontri con le Rsa e con le amministrazioni locali per poter discutere e influire sulle rette nelle case di riposo, per poter limitarne gli aumenti in questa difficile e concitata fase. Abbiamo ottenuto qualche risultato rilevante, ma soprattutto la conferma della sensazione che il mondo della domiciliarità per gli anziani autosufficienti e non viaggi nella confusione generale come un natante col navigatore scollegato dal satellite. Così si è visto chi ha aumentato le rette con spirito ‘preventivo’ (Sospiro), per recuperare liquidità (Soresina), chi ha soprasseduto all’aumento (pochi), condividendo la necessità di non infierire sulle già martoriate pensioni, chi ha limitato, chi ha esagerato.Di fatto siamo di fronte a un aumento tendenziale delle rette che ci costringe a porre come problema centrale il sistema delle Rsa in Lombardia e sul territorio. Lo scenario è caratterizzato da alcuni principali fenomeni: il primo è la riduzione dell’impegno finanziario dello Stato e della Regione Lombardia a sostegno della non autosufficienza e della residenzialità (va perciò rinnovata la richiesta del destino delle risorse in tali ambiti); c’è poi la carenza dovuta alla mancanza del ruolo pubblico delle amministrazione nel mancato governo di un sistema che sistema non è, con la conseguente carenza di modelli organizzativi efficienti e mancanza di irrinunciabili economie di scala; non ultimo il desiderio di profitto in una nuova logica di mercato anche in questo settore, che contravviene ai principi di universalità che dovrebbero caratterizzare questi argomenti. Ci aspetta perciò un 2013 in assoluta salita che ci chiama tutti però al dovere, con le elezioni alle porte, di non delegare ad alcuno quelle scelte, nell’ambito politico, che determineranno il futuro delle condizioni dello stato sociale e del Paese che vogliamo.

PALMIRO CROTTI

 

 

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