BERGAMO: Gli anziani a Romano Una ricerca della locale lega Spi

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In previsione dell’incontro pubblico che si terrà a Romano di Lombardia il 23 aprile alle ore 14,30 presso la sala del Palazzo Muratori, a cui tutti sono invitati, pubblichiamo alcune riflessioni inerenti la ricerca che in tale occasione verrà presentata.

La lega Spi Cgil di Romano ha voluto approfondire e dare uno sguardo privilegiato al tema degli anziani del nostro comune. L’analisi si basa su un percorso di tre aree.
1) Il contesto demografico (dal quale obbligatoriamente muove un po’ tutta la nostra analisi). Ci indica tra le altre cose che la popolazione ultrasessantacinquenne romanese nel 2014 era di 3.439 unità, su una popolazione di 19.802 abitanti (17,4%). Questo rapporto è destinato a crescere nei prossimi anni anche per l’aumento costante della vita media delle persone.
2) Il contesto medico-sanitario. Le disabilità e le neuropatologie soprattutto degenerative rappresentano a Romano di Lombardia, come in generale, l’aspetto più rilevante riguardo al carico di malattia dell’anziano. L’incidenza per esempio dell’Alzheimer tra tutte le forme di demenza è rappresentata da circa il 65%. Inoltre il tasso d’incidenza annuale delle demenze nei soggetti ultrasessantacinquenni, sempre a Romano, è del 3,3%, pari a circa 114 nuovi casi/anno.
3) Il contesto socio-assistenziale. In Italia nel 2012 il Fondo nazionale per la non autosufficienza era stato azzerato. Con la legge di Stabilità 2015 sono stati stanziati 400 milioni di €. Solo il 2,1% degli anziani in Italia ricevono aiuto dallo Stato, contro il 6-7% degli altri Paesi europei. Pertanto il maggiore carico d’assistenza degli anziani ricade sulle famiglie (da sole o con le badanti) e diventano decisivi i servizi integrativi domiciliari (Asl – Comune – volontariato). Solo il 2,9% delle famiglie ricorre a strutture qualificate come le Rsa. A Romano ne abbiamo una con 45 posti accreditati (Opere Pie Rubini).
Al centro di queste tre aree si trovano l’anziano e la sua famiglia, che rappresentano “il cuore” della nostra analisi. Anziani che in molti casi non sono in grado di vivere da soli, spesso in completa solitudine sociale e che presentano problematiche importanti, tali da sconvolgere la vita della dell’intera famiglia. Si ricorre all’aiuto di badanti con costi non indifferenti (basati su rapporti di lavoro dei quali oltre il 50% sono effettuati in nero). A Romano di Lombardia questo genere di assistenza si stima possa riguardare circa 656 famiglie.
Conclusioni e proposte. Oltre che mettere a fuoco nuovi indicatori per leggere le condizioni dell’anziano e della sua famiglia, bisognerebbe operare attraverso una programmazione sociale locale volta a fare interagire la rete dei servizi e delle risorse disponibili nel territorio (pubblici, privati, reti parentali, volontariato, ecc.). Questo aiuterebbe a migliorare in chiave moderna e flessibile l’assistenza all’anziano e alla sua famiglia, oltre che razionalizzare meglio i costi.
Infine, andrebbero incrementate quelle attività/iniziative di carattere sociale e inclusive finalizzate ad alleviare gli stati di disagio, di solitudine o di emarginazione dell’anziano.
Una protezione sociale importante, perché non ci deve sfuggire che gli anziani, parimenti ai giovani, rappresentano i due anelli complementari per progettare un futuro migliore per tutti.

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