di DANIELE GAZZOLI
Segretario Generale SPI CGIL Lombardia

Se il 2025 non è stato di certo un anno positivo sul piano della situazione internazionale (su tutto basti pensare alle situazioni dell’Ucraina e della Palestina) purtroppo anche il nuovo anno parte col piede sbagliato.

Nei primi giorni di questo 2026, sono almeno tre i fatti che meritano attenzione e riflessione.

Il primo, in ordine cronologico, è l’attacco al Venezuela sferrato dagli Stati Uniti il 3 gennaio. Un attacco militare violento, in sfregio a tutte le regole del diritto internazionale e alla sovranità dei singoli stati.

Un’azione che riporta le lancette del tempo indietro, a quando gli Stati Uniti consideravano l’America Latina una sorta di “giardino di casa” dove potevano fare ciò che volevano, con incursioni militari, colpi di stato o sostegno a dittature sanguinarie come nel caso del Cile di Pinochet.

Il secondo riguarda sempre gli Usa. Il 7 gennaio a Minneapolis, un agente dell’Ice (una sorta di “polizia speciale”, un’agenzia federale che si occupa di immigrazione) ha sparato, uccidendola, a una donna trentasettenne.

Donna, che come dimostrano i video dell’accaduto, non stava facendo nulla di pericoloso e viene uccisa con un colpo di pistola a “freddo”.

Fatto gravissimo di per sé, aggravato dalle dichiarazioni del presidente Trump, che ha commentato in maniera palesemente mendace, attaccando la vittima definendola una terrorista in mano all’estrema sinistra. È evidente che se uno dei paesi che si definisce “esportatore di democrazia” agisce sul piano internazionale e anche su quello interno in questo modo, c’è ben da fare una riflessione su cosa sia realmente la “democrazia” oggi.

Infine quello che sta accadendo in Iran, dove le proteste di piazza, guidate da donne e giovani, sono represse con violenza inaccettabile da parte del regime. Violenza, esecuzioni, retate che hanno provocato migliaia di morti, e che vanno condannate senza se e senza ma, auspicando quei cambiamenti necessari in un paese il cui futuro rimane centrale per costruire la pace nel cosiddetto “medio oriente”.

Mi è sembrato doveroso partire in questo mio articolo da quanto succede nel mondo, ma certo non dobbiamo dimenticare quel che accade nel nostro paese. Dove nelle prossime settimane saremo impegnati a informare quante più persone possibili sul referendum costituzionale sulla giustizia.

Referendum del 22 e 23 marzo al quale voteremo convintamente No, per fermare una riforma sbagliata e che insieme all’azione di questo governo su altri fronti, rischia di mettere a repentaglio l’equilibrio di poteri sancito dalla nostra Costituzione.

Nei prossimi mesi saremo impegnati anche nella raccolta firme sulla proposta di legge di iniziativa popolare sulla sanità. Perché abbiamo a cuore come Cgil (e in particolare come sindacato dei pensionati) la salute delle persone, che restiamo convinti debba essere garantita dalla sanità pubblica.

Una sanità pubblica che vogliamo gratuita, di qualità e in grado di rispondere tempestivamente ai bisogni di tutti i cittadini.

Per concludere, direi che abbiamo già capito che anche il 2026 ci porrà dinnanzi sfide importanti, difficili, complesse, di fronte alle quali abbiamo un’unica possibilità: non rassegnarci, lottare per cambiare le cose, fare quadrato: quello della Cgil e dello Spi.

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