Il 30 aprile p.v., nell’aula bunker di Piazza Filangieri a Milano, si svolgerà la seconda udienza del processo “Hydra” in rito ordinario, uno dei procedimenti giudiziari più importanti degli ultimi anni per comprendere l’evoluzione della criminalità mafiosa in Lombardia.
L’inchiesta, condotta dalla Direzione Distrettuale Antimafia (DDA) di Milano e dai Carabinieri, ha portato alla luce l’esistenza di un’alleanza strutturata, un vero e proprio consorzio criminale, formato dalle tre principali mafie italiane, Cosa Nostra, ‘Ndrangheta e Camorra. Il nome “Hydra” richiama l’omonimo mostro mitologico greco a più teste, a simboleggiare le diverse componenti criminali unite in un solo corpo, capaci di rigenerarsi e di spartirsi il territorio lombardo. L’indagine, coordinata dalla DDA Milano e dal nucleo investigativo dei Carabinieri, ha ricostruito decenni di dinamiche criminali focalizzate in particolare tra Milano, Varese e l’hinterland, portando alla luce:
• un patto di non belligeranza: invece di farsi la guerra per il controllo del territorio, le tre mafie cooperano per massimizzare i profitti, attraverso la spartizione degli affari illeciti evitando conflitti e spargimenti di sangue, e con essi l’attenzione delle forze dell’ordine.
• settori di infiltrazione: Il business di questo “consorzio” si è rivelato ampio: dal traffico di droga e armi alle estorsioni, fino al controllo della logistica, dei parcheggi e degli appalti nel settore edilizio, sfruttando anche le truffe sui crediti d’imposta (come l’ecobonus).
• I protagonisti: Tra i vertici di questa struttura sono emersi esponenti legati a potenti ‘ndrine calabresi, al clan camorristico romano dei Senese, e figure storiche di Cosa Nostra, tra cui un fiduciario storico del mandamento legato a Matteo Messina Denaro.
Oltre al controllo del mercato, l’inchiesta ha svelato la capacità delle mafie di creare un sistema di mutuo soccorso (la cosiddetta “bacinella” comune), per sostenere i mafiosi incarcerati e le loro famiglie, oltre alla formazione di “pacchetti di voti” da offrire a candidati politici locali compiacenti.
La vera svolta giudiziaria a conferma dell’indagine è arrivata a inizio anno.
• La Sentenza del rito abbreviato del 12 Gennaio 2026: Nell’aula bunker del carcere di Opera, il Giudice ha emesso le prime condanne per gli imputati che avevano scelto il rito abbreviato. Su 80 imputati, 62 sono stati condannati.
• Il precedente giuridico: Per la prima volta, la sentenza ha riconosciuto l’esistenza dell’associazione a delinquere di stampo mafioso per 24 persone all’interno di questo inedito consorzio lombardo. Sono state inflitte pene fino a 16 anni per i promotori del sistema e sono state disposte confische per un valore stimato intorno ai 450 milioni di euro.
• I prossimi passi: Altri 45 indiziati, che non hanno optato per il rito abbreviato, sono stati rinviati a giudizio. Il loro processo con rito ordinario ha preso il via il 19 marzo 2026 presso l’aula bunker di San Vittore.
L’inchiesta “Hydra” non si è limitata a svelare un patto di non belligeranza tra mafie, ma ha scoperchiato il vero motore di questa alleanza: il business economico e finanziario. La forza di questo “consorzio” lombardo risiede proprio nell’aver abbandonato, dove possibile, la violenza esplicita per trasformarsi in una vera e propria holding criminale a vocazione imprenditoriale.
I Settori Economici Infiltrati
Il consorzio mafioso ha puntato a centri nevralgici dell’economia lombarda, operando spesso attraverso società “cartiera” o cooperative fittizie. I settori principali includono: Edilizia e Appalti, Logistica e Trasporti, Servizi, controllo dei parcheggi e servizi di pulizia e sicurezza privata.
I Reati Fiscali e la “Truffa dell’Ecobonus”
Il vero salto di qualità criminale documentato da Hydra è l’uso massiccio dei reati dei “colletti bianchi”. Le mafie hanno capito che la frode fiscale è meno rischiosa e molto redditizia.
• Fatturazioni per operazioni inesistenti: Il metodo classico per creare “fondi neri”, frodare l’IVA e riciclare denaro sporco, mascherandolo da pagamenti per servizi mai resi.
• Le frodi sui crediti d’imposta: Creando società fittizie e dichiarando lavori di ristrutturazione mai avvenuti, l’organizzazione è riuscita a generare crediti d’imposta inesistenti per centinaia di milioni di euro. I 450 milioni confiscati con la sentenza del gennaio 2026 sono in gran parte legati proprio a queste truffe.
Il Danno alla Collettività e allo Stato Sociale
C’è una narrazione tossica secondo cui i reati fiscali sarebbero crimini “senza vittime”. L’inchiesta Hydra dimostra l’esatto contrario. Le frodi fiscali mafiose sono, a tutti gli effetti, un furto ai danni dei cittadini più vulnerabili.
Quando un’organizzazione criminale sottrae centinaia di milioni di euro allo Stato attraverso finte compensazioni o evasione fiscale, sta svuotando le casse pubbliche. Quel denaro rubato è anche parte delle risorse che viene a mancare quando si devono finanziare:
• La Sanità e l’Assistenza: Meno fondi per gli ospedali, per le liste d’attesa e per i servizi territoriali.
• La Previdenza: L’evasione contributiva (tipica delle finte cooperative mafiose) mina la stabilità del sistema pensionistico.
• La Non Autosufficienza: Le misure a sostegno degli anziani, dei disabili e di persone non autosufficienti sono le prime a subire tagli quando il bilancio statale o regionale è in sofferenza.
La mafia che evade il fisco si arricchisce due volte: accumula capitali illeciti e indebolisce lo Stato Sociale, rendendo le persone più povere, più fragili e, paradossalmente, più ricattabili e bisognose proprio del “welfare mafioso”.
Il Ruolo dello SPI CGIL e della Rete Antimafia Sociale
È in questo contesto di difesa dei diritti che si inserisce l’azione del sindacato, e particolare dello SPI CGIL, che sta segue da vicino l’inchiesta e i suoi sviluppi processuali.
• Non solo spettatori: come abbiamo ribadito, anche in concomitanza con l’apertura del processo con rito ordinario del 19 marzo scorso, la società civile “non può restare a guardare”. Il sindacato è parte attiva nel presidio democratico fuori e dentro i tribunali.
• L’Antimafia Sociale: Lo SPI CGIL Lombardia è profondamente integrato nella rete dell’antimafia sociale (insieme ad associazioni storiche come Libera, Arci, Legambiente e Scuola Caponnetto, Libera Masseria) con uno scopo preciso: creare anticorpi sociali.
• Il nesso tra evasione e diritti, con l’aggravante della infiltrazione: Lo SPI organizza costantemente sul territorio per spiegare proprio questo legame. Per rendere consapevoli i cittadini che la lotta all’illegalità economica è una battaglia fondamentale per difendere le pensioni, il diritto alle cure e le politiche per la non autosufficienza.
Presidiare il processo “Hydra” significa per il sindacato rivendicare giustizia e restituire voce a una collettività che, in silenzio, è stata depredata del proprio futuro e dei propri diritti sociali.
Vincenzo Moriello
Resp. Dip. Legalità SPI CGIL Lombardia